Cinema News — 19 dicembre 2012

Quando si parla di Andrzej Zulawski, si parla di cinema d’Autore con la “A” maiuscola: quello vero, crudo, che colpisce cuore, anima e pelle dello spettatore senza falsi intellettualismi. Il polacco Zulawski, dopo aver girato i suoi primi due film in patria (La terza parte della notte e Il diavolo) e aver visto bloccare dalla censura il secondo, decide di trasferirsi in Francia, dove svolgerà gran parte della sua carriera e otterrà i maggiori successi. Il primo film diretto in terra francese è L’importante è amare (1975), recentemente distribuito dalla Medusa in un’ottima edizione dvd, corredata dal saggio Occhi in trance di Francesco Ruggeri. Si tratta di un film importantissimo per comprendere l’estetica e la poetica di Zulawski, in quando contiene già in nuce tutti gli elementi che caratterizzeranno i suoi capolavori (Possession, La femme publique, L’amour braque): interpretazioni forti e intense, dialoghi quasi “urlati” e teatrali, movimenti di macchina eleganti e al contempo vertiginosi, una dirompente carica “espressionista”, un’atmosfera esistenzialista con toni surreali, l’elemento erotico e il racconto di personaggi falliti spesso legati al mondo dello spettacolo. Certo, in questa pellicola (che possiamo definire “d’esordio”), tali elementi non sono ancora estremizzati come nei film successivi, ma riescono già a colpire lo spettatore in maniera epidermica. La vicenda ruota attorno al fotoreporter Servais Mont (Fabio Testi), che rimane affascinato da Nadine Chevalier (Romy Schneider), un’attrice sul viale del tramonto costretta a lavorare nel cinema pornografico per sopravvivere. Innamoratosi di lei, il fotografo decide di organizzare una grande rappresentazione teatrale per ridare splendore alla sua carriera: da quel momento, i loro destini saranno tragicamente intrecciati. Fabio Testi, che già in precedenza aveva dato vita a interpretazioni memorabili (Revolver, Il giardino dei Finzi Contini, I guappi, solo per citarne alcuni), conferma di essere un grande attore del nostro cinema. Romy Schneider, che nel 1976 ricevette il Premio César come migliore attrice proprio per L’importante è amare, diventa la prima “musa” di Zulawski, a cui seguiranno altre attrici di spessore come Sophie Marceau e Valérie Kaprisky. Nel suo cinema, la componente femminile è infatti fondamentale, anche se in questo film l’elemento erotico è limitato fondamentalmente a due sequenze: un’orgia fotografata da Testi e una scena di nudo con due donne e Klaus Kinski (strepitoso come sempre nel ruolo di un attore pazzoide). L’attrice sul viale del tramonto e il fotoreporter, che vive alla giornata ed è alle prese con uno strozzino, sono due figure di perdenti, che non riescono a vivere neanche la loro desiderata storia d’amore (il massimo che si concedono è un bacio sulla bocca). Anche i personaggi di contorno, sempre ben caratterizzati, sono degli uomini alla deriva, a cominciare dal marito di Nadine (Jacques Dutronc), proseguendo con lo strozzino, il regista omosessuale e il padre di Servais. L’importante è amare è tratto dal romanzo La nuit américaine di Christopher Frank ed è sceneggiato dallo stesso Zulawski: quello che non sa quasi nessuno, e che viene rivelato nel saggio di Francesco Ruggeri allegato al dvd, è che il soggetto, a partire dal romanzo di Frank, fu scritto dal nostro Claudio Fragasso. Un’ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che la distinzione fra “cinema d’autore” e “cinema di genere” è quanto mai sottile.

Davide Comotti

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