Cinema News — 03 maggio 2013

Si apre e si chiude con due lunghe e alquanto suggestive riprese aeree, L’ipnotista, che sorvolano una torre di controllo dell’aeroporto in entrambi i passaggi. Il viaggio è “verso” e “da” una Stoccolma polare, ostile e inquietante, nella quale vengono barbaramente assassinati padre, madre e figlia e dove l’unico sopravvissuto e testimone, un ragazzino, è in coma all’ospedale. Fare luce sulla sciagura familiare è il compito del detective Joona Linna, protagonista del primo film tratto dalla serie di “Lars Kepler”, nom de plume di una coppia di autori svedesi che ne ha già scritti otto di cui, per il momento, ne sono stati pubblicati tre, e sarebbero tutti destinati a essere adattati per il grande schermo.

Già, quando l’attenzione sul Noir nordico iniziava a dissolversi, dopo l’indiscusso successo di Stieg Larsson e della trilogia Millenium, questo film di Lasse Hallström ci ripropone il genere e strizza l’occhio a nuovi proseliti.

È il ritorno di Hallström alla sua Svezia. Diciamo che gli è capitato quello che capitò, quasi un secolo fa, proprio a uno dei suoi miti, Mauritz Stiller: l’icona svedese del cinema muto a un certo punto si trasferì a Hollywood, accompagnato da Greta Garbo, naturalmente. Emigrato anche lui negli States quando, dopo la nomination all’Oscar e dopo aver vinto il Golden Globe per La mia vita a quattro zampe (1985), aveva fatto il suo balzo in avanti e all’architetto di tutti (o quasi) i video degli Abba si erano aperte nuove porte, quelle di Hollywood, per l’appunto. Lasse Hallström ha continuato a lavorare da lì, adattando romanzi di successo e raggiungendo la fama con film come Buon Compleanno, Mr. Grape, Le regole della casa del sidro, Chocolat e Hachiko. Questo suo ultimo lavoro, L’ipnotista, è anche il suo primo thriller, genere al quale ambiva da tempo.

Raccontando meglio e dall’inizio le vicende: un allenatore di basket viene accoltellato alle spalle mentre è da solo in palestra. Arriva sulla scena del crimine il detective Joona Linna che è, però, subito richiamato. Il caso non è di competenza del suo ufficio. Lo diventa subito dopo, quando Linna si reca su un’altra scena del delitto. Qui le vittime sono due (una donna e sua figlia) e la casa è quella dell’allenatore. Joseph, unico superstite, viene portato in ospedale ma, date le sue gravi condizioni, non è in grado di raccontare nulla. È così che, nel cuore della notte, una dottoressa fa chiamare il dottor Bark, esperto di traumi gravi e ipnosi: dovrebbe aiutare il detective a dare una svolta alle indagini inducendo lo stato di trance nel ragazzino e portandolo a raccontare cosa e chi ha visto in casa sua. La famiglia dello stesso dottore sarà direttamente coinvolta nella oscura vicenda: nei giorni seguenti suo figlio verrà rapito.

L’esito del primo (crime) thriller firmato Hallström è abbastanza positivo. Mistero e tensione hanno un buon ritmo durante tutto il film, aiutati da una Stoccolma immersa nel freddo polare (le riprese aeree sono state fatte a -19) e dove la luce naturale svanisce alle tre del pomeriggio (siamo nel periodo prenatalizio). Scena di tensione da segnalare è quella del rapimento in casa Bark. Mentre il dottore (che fa uso di sedativi) dorme ed è completamente knocked-out, a sua moglie viene iniettata una dose massiccia di sedativo; riesce a guardare in volto il rapitore ma non riesce a muoversi. Lo stato ipocinetico della donna rende ancora più angosciante la cornice in cui si consuma l’inaspettato misfatto da “ultima ora”.

Interessante è la presenza dei murmurations. Durante una fase di ipnosi che viene praticata dal dottore a sua moglie, affinché ricordi il volto di chi ha portato via loro figlio, Simone (Lena Olin) si ritrova in un campo e lì vede un enorme stormo disegnare le famose involuzioni. Alcuni esperti parlano dell’effetto ipnotizzante che questo fenomeno, arcano e sicuramente fuori dal comune, può avere su chi lo osserva: abbasserebbe il grado di coscienza e sarebbe in grado di far perdere l’orientamento nei confronti della realtà esterna, proprio come l’ipnosi. Verrebbe citato, dunque, un fenomeno che provoca trance durante una seduta di ipnotismo.

La prima prova noir di Hallström è tutta svedese, dalla produzione (Svensk Filmindustri), al cast, alla sceneggiatura e peccato che, dopo aver diretto sua moglie anche qui (Lina Olin passò alla ribalta internazionale con un film di Bergman nell’84, Dopo la prova),il regista abbia dichiarato di non voler dirigere gli altri film della saga (diversamente da Tobias Zilliacus che continuerà a interpretare il poliziotto Linna in tutti gli altri film).

 

Cast: Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin, Jonatan Bökman, Helena af Sandeberg, Oscar Pettersson
Sceneggiatura: Paolo Vacirca, basata su un romanzo di ‘Lars Kepler’

Voto 8

 


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