Cinema News — 15 aprile 2013

L’uscita in home video di tre interessanti film italiani visti durante la scorsa stagione cinematografica permette di riscoprire queste opere che – chi più chi meno – sono riuscite a lasciare il segno in un panorama cinematografico che negli ultimi tempi sembra particolarmente interessato ad esplorare l’etica proletaria di un Paese in fervente crisi, valoriale prima che economica.

I film in questione sono “Gli Equilibristi” di Ivano De Matteo, “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì e “Reality” di Matteo Garrone.

In tutti i casi la storia ci viene raccontata dal punto di vista di “poveri diavoli”, esponenti del proletariato più umile e vessato, “poveracci” dell’Italia di ieri e di oggi che fanno una fatica immane ad arrivare a fine mese e sono quindi costretti a districarsi tra mille problemi grazie a quell’arte di arrangiarsi tipica della nostra cultura. Il tono è sempre leggero, anche quando si parla di tragedie, così da sottolineare l’appeal che la commedia ha sempre e comunque sul pubblico nostrano (ma soprattutto sui produttori), anche se, ad esempio, De Matteo abbandona quell’alone di leggerezza nella seconda parte del film e Ciprì spinge il pedale sul grottesco. Sorprendentemente è Garrone, che viene dal dramma e dal noir, a insistere sulla commedia, offrendoci uno spaccato divertente e paradossale sulla voglia di celebrità dell’italiano medio.

Gli Equilibristi” ci racconta la storia amara di Giulio (Valerio Mastandrea), quarantenne romano che vede crollare la sua quotidianità quando sua moglie (Barbara Bobulova) scopre un suo tradimento con una collega di lavoro. Giulio va via di casa e si rende conto che, malgrado il posto fisso al comune, non riesce ad arrivare a fine mese. La sua dignità lo costringe a non scendere a compromessi con la moglie e la ricerca di un secondo lavoro, di un posto in cui dormire e qualche cosa da mettere sotto i denti diventerà la sua ragione di vita, fino a conseguenze estreme.

Ivano De Matteo confeziona un film intenso, spesso divertente, ma pian piano sempre più drammatico, capace di esplorare con credibilità e rigore il declino di un italiano costretto di punto in bianco ad abbandonare la sua quotidianità, con la caduta di ogni sicurezza e certezza, economica e affettiva. Giulio, che è interpretato da un Valerio Mastandrea bravissimo, ha le sue colpe e un carattere che gli impedisce di fare dietrofront sulle sue scelte; questo lo riduce sul lastrico: i soldi per pagare l’affitto di un appartamento non ci sono e quindi forse è meglio ripiegare sulle conoscenze, ma l’ospite è come il pesce, si sa, e dopo un po’ puzza, così cercarsi un nuovo alloggio diventa estremamente difficoltoso, tra pensionicine di quart’ordine e rifugi per immigrati. Un secondo lavoro, che diventa necessario anche solo per garantirsi un panino a cena, è un’altra gatta da pelare che annichilisce letteralmente l’uomo-Giulio. Il film di Ivano De Matteo ci mostra la vita di un uomo che a poco a poco perde ogni dignità, diventa un “equilibrista” nel mare magnum della vita, ma non vuole darlo a vedere ne a se stesso ne agli altri, soprattutto alla figlia Camilla (la brava e promettente Rosabell Laurenti Sellers), che si dimostra malgrado tutto la vera ancora di salvezza per Giulio.

Se il film di De Matteo inquadra l’Italia di oggi, quella immersa nella crisi economica in cui neanche un lavoro che un tempo sarebbe stato definito “sicuro” da la vera sicurezza, Daniele Ciprì ambienta il suo film “E’ stato il figlio” nella Palermo del passato. Non c’è data, ma indizi ci indicano la datazione tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando una famiglia che vive in periferia si vede improvvisamente distrutta dall’uccisione di Serenella, la figlia minore colpita a morte in strada da un regolamento fra cosche mafiose. Ma c’è la possibilità di avere dallo Stato un risarcimento in denaro per le vittime della mafia e Nicola (Toni Servillo), il capofamiglia, decide di approfittarne. Cosa farne con tutti quei soldi che dovrebbero arrivare? Una casa nuova? Una vacanza? No, un’automobile, una Mercedes ultimo modello, che si sa, meglio di ogni altra cosa designa lo status di un italiano.

L’impronta di Ciprì, qui orfano del collega di una vita Maresco, è ben presente, dall’ambientazione proletaria siciliana, al tono costantemente sopra le righe, che fa sprofondare nel grottesco una vicenda tragica e altrimenti intima e toccante. Gli attori sono tutti molto bravi, a cominciare dalla “garanzia” Toni Servillo, che interpreta un uomo gretto e materialista, mai però condannato per il suo fare, anzi visto con simpatico fare da biscazziere sempre attento ai propri affetti. “E’ stato il figlio” a tratti fa ridere a denti stretti, più per il paradosso di alcune situazioni che per il film nel suo complesso. A volte si ha l’aria che ci si trovi di fronte a un racconto morale, altre a situazioni di vita tipiche di certa poetica verghiana, e altre ancora sembra di essere alle prese con una satire di costume. Forse “E’ stato il figlio” è tutte e tre le cose o forse nessuna, alla fine però si assapora un leggero senso si insoddisfazione, come se il regista non sia riuscito a restituire in toto allo spettatore la vera essenza dell’Italietta che vorrebbe raffigurare.

Un discorso analogo si potrebbe fare anche per “Reality”, atteso ritorno di Matteo Garrone dopo l’exploit di “Gomorra”, che stavolta si dedica alla commedia di costume seguendo una strada in parte simile a quella di Ciprì. “Reality” racconta l’ossessione di Luciano, un pescivendolo napoletano che va a fare le selezioni per il Grande Fratello televisivo. Passa il primo turno e in attesa di nuove comunicazioni comincia a convincersi di essere stato preso per il programma. Ogni minimo dettaglio quotidiano, infatti, sembra suggerirgli questa strada. Garrone è costantemente in bilico tra la farsa e la commedia di costume, ci inquadra la vita del simpatico “scugnizzo” Luciano (ottimamente interpretato da Aniello Arena) prima nella sua quotidianità da bravo ragazzo di paese che passa il tempo tra famiglia, amici e pure qualche truffetta per arrotondare, come da stereotipo partenopeo; poi arriva il Grande Fratello e la vita di Luciano cambia completamente. Il bello è che la sua vita si stravolge anche senza nessuna certezza di essere stato preso alla tv, innescando un meccanismo paranoico che ha effetti a tratti esilaranti. A sorpresa Garrone dimostra di essere un bravo commediante, a tratti la vicenda assume toni vanziniani e gli attori funzionano benissimo nella loro veracità. Quello che non convince è il tema del reality show, che seppur inneschi situazioni necessarie per inquadrare la voglia di protagonismo di certi italiani, sembra arrivare fuori tempo massimo, in un’Italia reale che ormai il Grande Fratello neanche ce l’ha più in palinsesto da diverse stagioni. Un altro punto a sfavore del film è la lunghezza, quasi due ore che in alcuni tratti sarebbero potute essere sfoltite acquistando di maggior ritmo, soprattutto nella prima parte.

Tre film di qualità (anche se “Gli Equilibristi” è quello che spicca per narrazione e intensità), tre spaccati di vita italiana che si sono aggiudicati anche importanti passaggi a celebri manifestazioni (Mostra del Cinema di Venezia per il film di De Matteo e Ciprì, Cannes per Garrone), con tanto di Grand Prix della Giuria per “Reality”, ora disponibili per chi se li era persi in sala in ottime edizioni home video.

Gli Equilibristi”, distribuito da Mustang Enterteinment con CG Home Video, arriva solamente in DVD e oltre a presentarsi tecnicamente di buon livello (ottimo l’audio in Dolby Digital 5.1), ha una serie di extra esaurienti: un lungo backstage, il trailer, il videoclip “Seguendo gli equilibristi” e anche un booklet di 30 pagine che approfondisce il film e le tematiche in esso trattate.

E’ stato il figlio”, distribuito sia in DVD che in alta definizione blu ray disc da Fandango e CG Home Video, si difende molto bene soprattutto sotto il punto di vista visivo, grazie all’ottima resa su supporto digitale della fotografia solare curata dallo stesso regista. Extra più esegui, con backstage e trailer.

Grande edizione blu ray disc curata da 01 Distribution per “Reality”, che si avvale di credenziali tecniche di altissimo livello, sia sotto l’aspetto video che audio (elaborato in DTS-HD). Ottimi gli extra del blu ray che contengono: backstage, scene tagliate, uno speciale sul film, uno sull’attore protagonista, gli storyboard e il trailer.

Roberto Giacomelli

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