Archivio film Cinema News — 13 dicembre 2013

Titolo: Lo Hobbit – La Desolazione Di Smaug

Genere: Fantasy

Regia: Peter Jackson

Cast: Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch, Orlando Bloom, Evangeline Lilly, Lee Pace, Luke Evans, Stephen Fry, Ken Stott, James Nesbitt, Manu Bennett, Jed Brophy, Adam Brown, John Callen, Aidan Turner, Robert Kazinsky, Graham McTavish, Stephen Hunter, Mark Hadlow, Peter Hambleton, Andy Serkis,Christopher Lee, Sylvester McCoy, William Kircher, Ryan Gage, Mikael Persbrandt, Conan Stevens.

Durata 160 min.

Nazionalità: USA, 2013

Peter Jackson ci ha abituati bene, non c’è che dire, ancora una volta riesce a stupirci. Il secondo capitolo della saga de “Lo Hobbit” riesce ad entusiasmare ancora di più del precedente.
Dopo un breve rimando al Signore degli Anelli, veniamo subito catapultati nel bel mezzo dell’azione, proprio dove avevamo lasciato l’allegra compagnia di nani. Il loro obbiettivo: la Montagna Solitaria, il regno perduto di Thorin, dove giace l’Arkengemma. Il viaggio li porterà tra le grinfie di ragni giganti, tra le zanne affilate di uomini orso e prigionieri degli elfi silvani capitanati da Legolas e suo padre, il re Thranduilion. Il raggiungimento della meta, però, sarà reso più difficoltoso dalla improvvisa partenza di Gandalf che sarà costretto ad abbandonare la compagnia per indagare sul misterioso Negromante (alias Sauron). I nani determinati a riprendersi ciò che è loro non attenderanno lo stregone e procederanno all’interno della Montagna, dove Bilbo da solo, affronterà il drago per rubare la pietra preziosa.
Il libro de “Lo Hobbit” è spesso giudicato il prequel a quello de “Il Signore degli Anelli”, perchè i fatti ivi narrati accadono prima sulla linea temporale del mondo fantastico che Tolkien immaginava, ma in fin dei conti oltre a pochi collegamenti le due storie erano ben separate. Dunque, a rendere il film un vero prequel alla trilogia dell’anello, sono le aggiunte e le modifiche che Jackson ha voluto apportare. In questo secondo capitolo, infatti, già si respira odore di guerra, Sauron acquista potere, le malvagie creature crescono rapidamente di numero e diviene evidente l’effetto negativo che l’anello comincia ad avere sull’ingenuo Bilbo. La bravura del regista sta proprio in questa fase di costruzione: ingigantire un libro come Lo Hobbit per farne una trilogia, senza renderlo noioso o piatto.
Il film ben si intervalla tra dialoghi perfettamente congeniati e scene d’azione costruite con accuratezza certosina, rendendo il tutto più gustoso per lo spettatore. Sarà difficile infatti staccare gli occhi dallo schermo per la paura di perdersi un qualsiasi particolare. Sia questo scenico o narrativo.
La resa grafica è nuovamente stupefacente, e l’uso sagace che il regista ne fa confonde il pubblico prevaricando il limite tra realtà e magia.
Quando entra in scena il potente Smaug (prima pian piano, riemergendo da sotto le monete, poi mostrandosi nel suo intero splendore) il tutto è costruito in modo tale da stupire per le gigantesche dimensioni del drago e meravigliare ancora una volta gli spettatori dal palato fine, viziati dai precedenti film della saga.
Per la prima ora e mezza del capitolo, Bilbo sembra quasi un personaggio secondario, sempre d’aiuto fondamentale per il gruppo, ma con un’importanza scenica davvero minore rispetto al film precedente. Mentre nel primo capitolo 13 nani sembravano davvero troppi da gestire, in questo anche i personaggi minori come ad esempio Fili e Kili, o come Dori e Nori trovano più spazio, avendo a disposizione il racconto di alcune storie personali o addirittura storie d’amore interraziali (queste ultime, a parer mio, davvero poco attinenti al mondo Tolkeniano). Per questa scelta, dunque, la profondità della trama e la credibilità di questo mondo fantastico ne guadagnano abbondantemente.
Il film purtroppo si interrompe sul più bello, o quando perlomeno sarebbe stato il momento di chiudere i conti con il drago Smaug, lasciandoci insoddisfatti e vogliosi dell’ultimo capitolo. La bravura di Peter Jackson però è anche questa: incuriosire il pubblico e spronarlo a volerne sapere di più, magari tornando a casa e cominciando a leggere il libro. La novità è che con queste aggiunte, il film sarà imprevedibile anche a chi già ne conosce perfettamente la storia.


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