Archivio film Cinema News — 19 gennaio 2014

Titolo: Lo sguardo di Satana – Carrie
Regia: Kimberly Peirce
Soggetto: Stephen King
Sceneggiatura: Roberto Aguirre-Sacasa
Cast: Chloë Grace Moretz, Julianne Moore, Judy Greer, Gabriella Wilde, Portia Doubleday
Fotografia: Steve Yedline
Montaggio: Lee Percy
Scenografia: Carol Spier
Musiche: Marco Beltrami
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Screen Gems
Distribuzione: Warner Bros Pictures
Nazionalità: Usa
Anno: 2013
Durata: 99 minuti

Nelle sale da questo Giovedì 16 Gennaio, Lo sguardo di Satana – Carrie è il nuovo lavoro di Kimberly Peirce. Nella memoria di tutti come regista nel 1999 di Boys don’t cry, con il quale Hilary Swank è stata premiata con un Oscar, questa volta la statunitense si è cimentata in un’opera ben più ardua. A secco di horror, ha deciso di confrontarsi con il grande e apprezzato lavoro di Brian De Palma, realizzando un remake del suo Carrie – Lo sguardo di Satana del 1976, e chissà che semplicemente cambiando l’ordine del nome non si aspettasse lo stesso successo. Liberamente ispirato a un romanzo di Stephen King del 1974, il film tratta della storia della giovane Carrie White, adolescente emarginata per il suo aspetto e i suoi comportamenti, dominata da una madre fanatica e bigotta sull’orlo della pazzia, ma sorprendentemente custode di straordinari poteri telecinetici di cui scoprirà l’esistenza al momento giusto.
Molto poco horror e più vicino ad un teen-movie, come ora piace chiamarli, resta stritolato dal confronto con il suo illustre predecessore. Pellicola che non ha difetti troppo evidenti, l’unica pecca sta nell’uscire smontato una volta misuratosi con il lavoro di De Palma. Quello che colpisce subito è la scelta del cast: per quanto brava e in rampa di lancio, Chloë Grace Moretz non sembra adatta al ruolo dell’emarginata Carrie. Nonostante abbia già discreta esperienza nel mondo horror – la ricordiamo in Amityville Horror e in The Eye -, la bella killer di Kick-Ass è ben lontana dall’essere l’esempio perfetto di un adolescente problematica e segnata dal bullismo dei compagni. Al contrario, la scelta di De Palma ricadde su Sissy Spacek che seppe donare al ruolo un’interpretazione più profonda e realistica grazie anche al suo fisico dimesso. Emblematica anche la scelta di Julianne Moore, troppo grande per il suo ruolo, alla quale vengono dedicate scene con il solo scopo di renderla più centrale in una trama che non è la sua.
Quasi assenti le atmosfere d’inquietudine e d’incertezza che si richiedevano ad un lavoro del genere, con il risultato di una trama piatta e scontata, pensata per un pubblico, quello dei teenager, a cui nel 2014 non si può più proporre un horror psicologico. Insomma, doveva essere la rivincita degli oppressi contro il potere che li opprime, e lo è stata, ma in un modo che spaventa ben poco; anzi, la razionalità e la precisione con la quale la Moretz usa il suo potere, quasi il piacere che prova nel mettere in atto la sua vendetta, esulano dalla possessione e dall’oscuro nel quale il film doveva essere immerso. Un film che osa poco, nel tentativo di avvicinarsi il più possibile al suo predecessore, ma che finisce coll’uscire ampiamento sconfitto da un confronto che probabilmente era impari fin dall’inizio. Troppo pesanti i nomi coinvolti – Stephen King e Brian De Palma – in un remake che era stato accolto fin dall’inizio con grande scetticismo, forse non giustificabile ma sicuramente comprensibile dopo la visione.

 

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