Cinema News — 16 novembre 2012

La Cinekult (Cecchi Gori Home Video) riporta alla luce, dopo anni di oblio, un gioiello del thriller italiano in versione integrale, L’occhio dietro la parete (1976), unico film del regista Giuliano Petrelli. Una pellicola che, in realtà, definire “thriller” è riduttivo, trattandosi di una sottile e penetrante indagine psicologica ispirata alle teorie del filosofo francese Jacques Lacan. Protagonisti sono il buñueliano Fernando Rey, la sensuale Olga Bisera e il celebre John Phillip Law. Paolo (Rey), un anziano intellettuale che vive su una sedia a rotelle insieme alla giovane Olga (la Bisera), ha costruito un apparecchio per studiare in modo scientifico la vita degli inquilini adiacenti al suo appartamento.

Quando esso viene occupato dal misterioso Arturo (Law), l’uomo invita Olga a seguirlo e a interagire con lui per poter capire meglio la sua personalità: le conseguenze saranno tragiche. Il voyeurismo dell’uomo paralizzato che spia il vicino richiama un po’ La finestra sul cortile di Hitchcock, ma il film si distacca dal giallo classico, essendo Petrelli (autore anche del soggetto e della sceneggiatura) interessato soprattutto all’aspetto più psico-filosofico della vicenda: “osservare qualcosa sulla quale è possibile agire e che si può (pensare di) modificare senza spostarsi dallo schermo” (Nocturno Cinema). Tutti i personaggi della vicenda sono permeati da un erotismo morboso, la cui componente principale è il guardare (anche se non mancano rapporti sessuali autentici): il maggiordomo Ottavio spia Olga, Paolo e Olga spiano Arturo, il quale a sua volta è un lettore di riviste per voyeur.

La perversione raggiunge lo zenith nel finale, quando si scopre (anche se un occhio smaliziato lo può intuire già in precedenza) che Olga è la figlia dell’anziano uomo, legato a lei (come pure il fratello) da una passione innaturale. Bellissima la colonna sonora di Pippo Caruso, soprattutto nei temi musicali elettronici e psichedelici ascoltati da Arturo e in quelli più lenti e onirici che accompagnano i flashback di Fernando Rey. Nel cast, bisogna notare la presenza anche del torvo Josè Quaglio (celebre per i due bellissimi thriller di Aldo Lado, La corta notte delle bambole di vetro e Chi la vista morire?) nel ruolo di Ottavio, e la sempre splendida Monika Zanchi (Spell, dolce mattatoio di Alberto Cavallone) nella parte di Lucilla, una contadina amante del maggiordomo.

Davide Comotti

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