Cinema News — 31 gennaio 2013

Stati Uniti, 2012

Regia: Rian Johnson

Cast: Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Jeff Daniels, Paul Dano, Noah Segan, Piper Perabo, Pierce Gagnon, Garret Dillahunt

Durata: 119’

 

Albert Einstein immaginava cosa sarebbe accaduto a un essere umano se fosse riuscito a muoversi più velocemente della luce: qualora quell’uomo avesse fatto uno scatto, in un tempo indefinito sarebbe riuscito a vedere se stesso mentre è ancora fermo alla posizione di partenza. Questo è il tipico “paradosso temporale” come è descritto da uno dei più famosi scienziati della Storia.

Ma generalmente il paradosso temporale è appannaggio della fantascienza, genere che ne ha usufruito spesso per raccontare storie complesse e intricate, ricorrendovi tante volte per trovare giustificazione a vicende che altrimenti apparirebbero illogiche. Fantascienza letteraria, senz’altro, ma spesso iI paradosso temporale è andato anche a braccetto con il cinema, dando vita a film che sono riusciti ad entrare nella storia: da “Terminator” a “Ritorno al futuro”, da “L’esercito delle 12 scimmie” a “Donnie Darko”.

Andarsi a posizionare, dunque, in una nicchia che conta già molti “cult” senza sfigurare non è proprio una cosa facilissima e il giovane Rian Johnson entra nel filone con la sfacciataggine di chi ha consapevolezza di tutti i limiti ma allo stesso tempo è fermamente convinto delle proprie potenzialità. Tanto di cappello alla determinazione di questo regista, perché “Looper” è un film che vale davvero, un solido fanta-thriller pronto ad andarsi ad aggiungere al gruppetto di “cult” di cui sopra.

2044. Non è ancora possibile viaggiare nel tempo ma tra 30 anni lo sarà, solo che i viaggi nel tempo saranno immediatamente messi fuori legge e diventeranno appannaggio della criminalità organizzata che li utilizzerà per eliminare persone scomode, dette loop. Funziona così: il loop viene inviato indietro nel tempo dove ad aspettarlo c’è un looper, ovvero un assassino specializzato in “uccisioni temporali” che fa poi sparire il cadavere. Se nel futuro non c’è il cadavere, non c’è neanche il reato! Joe è un looper particolarmente ligio al suo dovere, ma un giorno gli viene inviato dal futuro un loop che lo lascia interdetto, infatti davanti al suo fucile c’è lo stesso Joe da vecchio. Il ragazzo si lascia distrarre e il suo loop ne approfitta per fuggire, a quel punto Joe si trova nei guai: deve trovare e uccidere se stesso da vecchio o l’organizzazione per cui lavora ucciderà entrambi.

Seguendo la moda che va a trattare il genere fantascientifico con mood più minimalisti, un po’ come di recente è accaduto con film come “Moon”, “I guardiani del destino” e “In Time”, Rian Johnson scrive e dirige un film che ha il suo punto di partenza proprio da un paradosso temporale. Per entrare a pieno nel meccanismo logico di quest’opera bisogna distrarsi da quello che sembra il vero punto di vista sulla vicenda, ovvero il Joe da giovane interpretato da Joseph Gordon-Levitt ed entrare nell’ottica di Joe da vecchio, ovvero Bruce Willis. Due attori, lo stesso personaggio ma due punti di vista praticamente contrapposti che forniscono due linee narrative differenti anche se sovrapposte. Ognuno dei due ha le proprie buone ragioni per agire, ma solamente immedesimandoci con il Joe da vecchio entreremo nel vero “loop” della vicenda. Sembra complicato se detto in questi termini, ma “Looper” è invece un film lineare e perfettamente logico che fa leva sulla sua assurdità di base per dar vita a una vicenda originale e ottimamente congegnata. Infatti gran parte della riuscita di questo film sta nello script di Johnson, una sorta di “Terminator” incontra “Strange Days” che incontra “Scanners”, capace di dar vita a un’opera a tratti geniale per le svolte di trama e assolutamente da manuale se consideriamo la costruzione dei personaggi.

Looper” è imprevedibile perché comincia come un thriller metropolitano e futuristico per trasformarsi poi in tutt’altro, attingendo funzionalmente dall’action e dal melò. Probabilmente “Looper” difetta un po’ in lunghezza nella parte centrale, quando vengono mostrati i primi approcci di Joe con Sara nella sua fattoria, ma tutto serve a creare sinergia tra i personaggi ed empatia con lo spettatore. Degli strani personaggi, a dire il vero, che se all’inizio possono creare qualche resistenza all’immedesimazione, poi entrano facilmente nel cuore dello spettatore. Joe ci viene mostrato come una pessima persona, un assassino, dipendente da una strana droga (un liquido che si inserisce negli occhi), pronto a tradire l’amicizia, cinico e arrivista, assolutamente non un eroe ma neanche un anti-eroe, semplicemente un personaggio negativo con cui è chiesto di trovare immedesimazione. Non troppo dissimile il suo alter ego da anziano, anche se la sua storia d’amore lo riscatta prima di farlo ripiombare nel baratro con una missione omicida che distrugge ogni morale. Anche il personaggio di Sara, interpretato da Emily Blunt, appare anomalo, seppure più “avvicinabile” in confronto ai suoi partner maschili. Madre (forse), dal temperamento mascolino anche se di una femminilità prorompente nell’aspetto, pronta a difendere casa e famiglia ad ogni costo, anche a quello di sparare sale grosso nel petto di uno sconosciuto bisognoso.

Rian Johnson ci inserisce dunque in questo universo fatto di personaggi negativi, ma ce li descrive in modo così realistico e affascinante da renderceli vicini, tanto che alla fine ci saremmo davvero affezionati a loro. C’è anche il cattivo da manuale interpretato da Jeff Daniels, un uomo dal futuro che controlla i traffici di loop nel passato/presente, anche se poi il vero cattivo della vicenda è fatalmente l’essere più insospettabile o forse addirittura chi vuole impedire un futuro oscuro all’umanità.

Non mancano scene di una certa truculenza, come l’impressionante fine di un loop fuggiasco a cui scompaiono parti anatomiche in tempo reale mentre il suo alter ego giovane viene fatto a pezzi in un fatiscente laboratorio. E vista la presenza di Bruce Willis, “Looper” non ci risparmia neanche una scena alla “Die Hard”, dove il divo si ritrova sporco e ferito a far fuori un mucchio di brutti ceffi, proprio come farebbe John McClane.

Looper” è dunque un film che funziona a meraviglia sotto ogni punto di vista, dalla regia dinamica agli attori in parte; una bella storia ben raccontata per quello che è uno dei migliori film della stagione.

È già cult.

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