Archivio film Cinema News — 08 febbraio 2018

Titolo originale: Darkest Hour

Regia: Joe Wright

Sceneggiatura: Anthony McCarten

Direttore della fotografia: Bruno Delbonnel

Montaggio: Valerio Bonelli

Scenografia: Katie Spencer

Musiche: Dario Marianelli

Cast: Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Ronald Pickup, Stephen Dillane,

Produzione: Working Title Films

Anno: 2017

Durata: 114 minuti

Nazionalità: Regno Unito

Se in Orgoglio e pregiudizio (2005), Espiazione (2007), Anna Karenina (2012) e Hanna (2011), per citare quelli più conosciuti, aveva ancora il passo malfermo, con L’ora più buia Joe Wright, instancabile sperimentatore di movimenti di camera e di studio della luce, nonché ottimo ritrattista, ha dimostrato notevoli capacità nel gestire in maniera scrupolosa una sceneggiatura dal tema così impegnativo e nel dirigere altrettanto talentuosi “orchestrali”.

Il film narra le vicende di pochi e interminabili giorni della vita di Winston Churchill (Gary Oldman) e del Regno Unito. Dalla destituzione di Neville Chamberlain (Ronald Pickup), e la conseguente scelta di Churchill come Primo Ministro, alla gestione di quest’ultimo di uno tra i momenti cardine della storia europea durante la Seconda Guerra Mondiale, o The New Apocalypse. I tedeschi avanzano in tutta Europa e i soldati inglesi si trovano chiusi in evidente minoranza numerica a Calais e Dunkerque.

Non si sa se negoziare o tentare altre strade pur di mantenere la libertà.

Nel ’40, a sessantasei anni e con un’iconica silhouette, Winston Leonard Spencer Churchill non è più giovanissimo. È un Primo Ministro tormentato dal dubbio sul da farsi ma, con la voce sempre impastata dal whiskey e ancora vigoroso, egli è in grado di tenere a bada gli altri membri del Parlamento, primo tra tutti il Visconte Halifax (Stephen Dillane), e di riuscire ad architettare una tra le più note operazioni militari dell’epoca: l’Operazione Dynamo.

Al di là dell’impeccabile e incredibile interpretazione di Gary Oldman che impersona il Churchill più autentico tra quelli portati sullo schermo, questo è anche il miglior film dell’autore.

Gli ambienti del protagonista sono di diverso tipo ma sempre chiusi: a casa con la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas), durante la dettatura delle lettere e dei discorsi alla dattilografa Elizabeth (Lily James), in Parlamento, in auto, nei rifugi antiaerei, e nella metropolitana. Il senso di claustrofobia che si avverte aiuta a tenere alta l’attenzione e viene addirittura amplificato, in diverse occasioni, dall’uso della luce spesso intrisa dal fumo dei suoi sigari, luce curata dalla mano sapiente di Bruno Delbonnel (il film è stato girato con le Alexa e lenti Cooke proprio per favorirne la cattura). In altri momenti, al contrario, è stato necessario il movimento della macchina da presa, meravigliosamente accompagnato dalla regia, per permettere allo spettatore di percepire quegli spazi chiusi. I movimenti verticali (aiutati dagli effetti), invece, come le inquadrature che si allontanano dal suolo per salire sempre più in alto fino a dare una prospettiva aerea delle zone di guerra, forniscono un’angolazione diversa e sembrano suggerire dei raffronti con gli studi di Winston sulle cartine.

Wright aveva già snocciolato questo momento storico in Espiazione, attraverso un potente piano sequenza della durata di oltre cinque minuti. Il fine era quello di far respirare lo stato di caos (criticato da alcuni storici) in cui versavano i soldati a Dunkerke, apparentemente abbandonati e, dunque, in preda alla disperazione. Ed è con il caos, e con un altro magnifico piano sequenza, che apre L’ora più buia: lo stato di disordine in cui versa il Parlamento. Stesso momento storico visto e vissuto in due posti diversi: sulla spiaggia, seguendo i passi del soldato Robbie, e nelle stanze del potere, a Londra, di fianco a Churchill.

Il film è stato presentato in anteprima italiana al Torinofilmfestival 2017.

 

 

 

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