Cinema News — 29 aprile 2013

Cina, 2012

A cura di Maria Tatsos

 

Con la prima europea di Lost in Thailand (Ren Zai Jiong Tu Zhi Tai Jiong, 2012) del regista cinese Xu Cheng il Far East Film Festival 15 di Udine ha centrato un interessante obiettivo: quello di riuscire a portare al pubblico europeo l’ultimissimo blockbuster della Cina continentale, di enorme successo e difficilmente reperibile in Occidente.

Il film d’esordio di Xu Cheng – che è anche uno dei tre attori protagonisti della pellicola – è una commedia commerciale a basso budget, divertente ma non memorabile. Il plot è piuttosto semplice: il chimico Xu Lang (Xu Sheng), da anni impegnato nella ricerca di un agente liquido che potenzia la performance dei combustibili, riesce a mettere a punto la formula con il collega e amico Gao Bo (Huang Bo). Il superlavoro ha messo in crisi il suo matrimonio: la moglie gli chiede il divorzio e l’affidamento della bambina. E il successo nella ricerca ha incrinato il rapporto personale con Gao, tramutatosi in un nemico.

Posto di fronte al dilemma se prendere tempo per ricucire il rapporto con la moglie o se mettersi alla ricerca del suo capo, ritiratosi in un convento buddhista a Chiang Mai per meditare, Xu sceglie la carriera. Deve convincere il suo superiore a proseguire la ricerca, contrariamente a quanto vorrebbe Gao, che punta a vendere il brevetto ai francesi. Xu Lang parte per la Thailandia inseguito da Gao Bo, con pochissimi indizi a disposizione ma le tasche piene di denaro e di carte di credito. In aereo, avviene l’incontro fatale del film: Xu Lang ha un posto assegnato a fianco a Wang Bao, detto Bao Bao (Wang Baoqiang), un giovane cinese con un parrucchino biondo e l’aria idiota in partenza per la Thailandia con un viaggio organizzato. Per Bao Bao è la vacanza della sua vita: con i risparmi guadagnati friggendo frittelle alla cipolla si è concesso quello che reputa il suo “viaggio di nozze” con la fidanzata, l’ignara attrice Fan Bing Bing di cui conserva i ritagli dai giornali. Ha redatto un lungo elenco dei desideri da realizzare in Thailandia, incluso piantare un cactus che porta con sé come pianta della fortuna e della salute.

Tutto il film è una sequela di inseguimenti e di equivoci, con Bao Bao che perde il gruppo fin dall’inizio e si tramuta nel compagno di viaggio di Xu Lang. Il chimico arrogante e carrierista sfrutta Bao Bao, finge amicizia e poi cerca di scaricarlo. Al contrario, lo sprovveduto e tenero Bao Bao si affeziona sinceramente a lui e riesce anche a cavarlo d’impiccio in varie situazioni tragicomiche, salvandogli la vita nella foresta tropicale dal morso di un cobra. Come è chiaro fin dalle prime scene, Bao Bao e Xu Lang, che più diversi fra di loro non potrebbero essere, sono destinati a diventare amici veri. Il disprezzo iniziale di Xu si tramuta in affetto protettivo: strada facendo, aiuterà Bao Bao a realizzare i suoi desideri, incluso il più grande: incontrare Fan Bing Bing (che ha un divertente cammeo alla fine del film).

Lost in Thailand non racconta niente di nuovo, nessuna trovata comica o battuta è particolarmente originale. Ricalca luoghi comuni già visti in tanti film occidentali. Eppure, riesce a far sorridere. Ed è davvero interessante da un punto di vista sociologico, perché consente di comprendere meglio le dinamiche del nuovo pubblico cinese, che affolla le sale cinematografiche delle metropoli. Lost in Thailand ha fatto quasi 154 milioni di euro al botteghino in due mesi, battendo il record detenuto da produzioni hollywoodiane.

 

I cinesi, dunque, vogliono ridere. Hanno scoperto i luoghi comuni delle differenze culturali e ci scherzano con lievità (in una scena, il tassista thailandese a Bangkok dice che i cinesi sono ossessionati dalla fretta, mentre per Xu Lang i thailandesi sono pigri e lenti). Ridono dei connazionali che vanno a farsi massaggiare in Thailandia, quando lo stesso tipo di trattamento è disponibile anche in Cina. E incominciano a ironizzare sui turisti dei viaggi organizzati: un segno dei tempi del benessere sempre più diffuso.

Ma come altri film cinesi presentati in questa edizione del Far East Film Festival, serpeggia anche in Lost in Thailand un interrogativo più serio. Questo modello di sviluppo porta davvero alla felicità? Il successo economico è tutto nella vita di una persona? Il regista Xu Zheng, che è anche co-sceneggiatore, insinua il dubbio. Nei rapporti umani, da sempre importanti nella società cinese tradizionale, c’è la chiave di volta per la serenità e la gioia.

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