Archivio film Cinema L'Enfer News — 27 Agosto 2016

Regia: Uchida Eiji
Sceneggiatura: Uchida Eiji
Fotografia: Noguchi Kenji
Cast: Shibukawa Kiyohiko (Tetsuo), Denden (Kida), Oshinari Shugo (Ken), Okano Maya (Minami), Uchida Chika (Kyoko), Furutachi Kanji (Kano), Tsuda Kanji (Shinjo)
Produttore: Adam Torel
Durata: 110 minuti
Anno: 2015

Ha il volto dell’ottimo Shibukawa Kiyohiko (A story of Yonosuke di Okita Shuichi del 2013, Love & Peace di Sono Sion del 2015, Obon Brothers di Osaki Akira sempre del 2015, e molti altri) il regista fallito Tetsuo, abitante dei bassifondi della comunità cinematografica giapponese.
Nella sua camera un ritratto di John Cassavetes sta di fianco alla locandina di Easy Rider, e lo spettatore lo incontra la prima volta mentre si sta masturbando, proprio sotto i “sacri” riferimenti. Poco dopo si  presenterà a potenziali partecipanti dei suoi corsi di recitazione in maniera ancora più eloquente: «Non sono un maniaco sessuale disoccupato: faccio il regista».
Presentato quest’anno al Far East Film Festival a Udine e a Nippon Connection a Francoforte, il film di Uchida Eiji è una commedia amara che si ispira, come ha confermato lo stesso regista, al Nikkatsu Roman Porno giapponese degli anni Settanta e Ottanta, e che getta lo sguardo su un mondo di seconda classe rispetto alle grandi produzioni o al cinema autoriale, ma nel quale si muovono personaggi malati d’amore per il cinema, forse nel senso più puro del termine.
In un tempo scandito dalle stagioni (rimando ironico al cinema classico) il regista fallito, il detestabile ma appassionato Tetsuo, sfrutta (soprattutto i partecipanti alle sue lezioni di recitazione, organizzate al solo scopo di portarsi a letto giovani promesse) e viene a sua volta beffato (da un altro regista che gli soffia l’attrice promettente), in una giungla nella quale non si risparmiano colpi bassi.
Della “fauna” del cinema indipendente fanno parte anche lo sceneggiatore sfruttato, il vecchio produttore, il viscido regista televisivo. C’è, neanche a dirlo, l’attricetta Minami, che volge a suo vantaggio la propria avvenenza e, inizialmente timida e riservata, finirà per sedurre un regista più importante di Tetsuo per avere ruoli nei suoi film.
Nella sequenza finale il nostro dovrà anche subire l’attacco di tre giovanottoni incappucciati e armati di bastoni. Il regista ha precisato di aver voluto inserire la scena per evitare al suo film un happy end (che gli sarebbe parso poco azzeccato), ma anche – e direi che è la sensazione che rimane allo spettatore – per trasferire l’idea di un mondo pieno di ostacoli, in cui non è affatto facile raggiungere il successo, anzi.
In ogni caso tutto mi è parso coerente in quest’opera di Uchida: le espressioni ciniche e scanzonate di Shibukawa, il “parco” di personaggi, le dinamiche grottesche. A ben vedere, in un mix di finzione e realtà, persino il produttore è perfetto: Adam Torel, che pare abbia trovato i fondi per questo piccolo grande film tramite un crowdfunding e vendendo la propria collezione di dischi.
Amore?
Vero Amore. Per il cinema.

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=lSHd9mB1C48

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