Archivio film Cinema News — 03 Dicembre 2019

Nel maggio del 1935 viene condannato a tre anni di confino in Basilicata la persona che cambiò il destino di una terra remota, lontana dai centri economici e culturali di un giovane Paese che si prepara alla seconda guerra mondiale. I pittori riconoscono la sua superiorità in letteratura e i letterati inneggiano alla sua grandezza artistica: in entrambi i casi si discute sempre della bravura di Carlo Levi. Scrittore, universalmente noto per il capolavoro Cristo si è fermato a Eboli, Carlo Levi è autore di altri importanti romanzi e saggi, ma anche pittore, medico, uomo politico, antropologo e poeta. Una personalità angolare del Novecento italiano ed europeo che ha contributo alla complessa storia d’Italia tra il fascismo e il dopoguerra. Nato a Torino nel 1902, Levi emigra in Francia ma ritorna clandestinamente in Italia, dove viene arrestato per sospetta attività antifascista nel 1934, e così mandato al confino a Grassano, e poi ad Aliano, piccoli paesi sperduti nella Basilicata interna e remota.

Lucus a Lucendo è il documentario che riporta dietro la macchina da presa Enrico Masi, già autore di The Golden Temple (2012), Lepanto (2016) e Shelter (2019), ma anche l’esordio alla regia di Alessandra Lancellotti, architetto lucano e assegnista di ricerca al Politecnico di Torino, che ben conosce la terra scoperta da Levi. Tra il genere biografico e creativo, il documentario ci conduce in quella terra oscura dai fitti boschi che Levi ricordava con l’espressione lucus a non lucendo (bosco della non luce), rivelandone invece la sua luce, dunque Lucus a Lucendo. È un viaggio per luoghi, immagini e tracce dell’eredità di un grande uomo del nostro Novecento, ma soprattutto del nostro presente. Perché Carlo Levi continua a vivere nelle nostre vite. La sua eredità politica, etica, poetica e artistica, ancora sorprendentemente attuale, è scritta nella storia del Mezzogiorno e dell’Italia.

Lucus a Lucendo è un documentario illuminante che scava nella memoria collettiva alla ricerca delle nostre origini. È una metanarrazione che si compone di volti, voci e luoghi del mondo leviano. Attraverso la voce narrante di Stefano Levi Della Torre, pittore e nipote di Carlo, accompagnato da uno dei più importanti studiosi e intellettuali italiani, Carlo Ginzburg, ripercorriamo i luoghi della sua memoria: Torino, la città natale, poi Parigi, periodo di grande produzione artistica su ispirazione di pittori come Modigliani e Soutine, Roma, nell’euforia della liberazione alla fine della guerra, infine la Lucania del confino. Erano gli anni più difficili della storia italiana, anni che Carlo ha vissuto e raccontato con la propria arte. Attraverso i simboli e i segni della pittura di Carlo Levi, il nipote oggi cerca un soggetto per la sua tela bianca tra ricordi e contemporaneità. In costante dialogo con Stefano Levi Della Torre è Alessandra Lancellotti, personaggio in campo oltre che regista, nuova discepola del maestro, ma anche voce narrante della coscienza leviana alla guida di un viaggio diretto al cuore della sua Lucania.

“In questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle coseCristo non è discesoCristo si è fermato a Eboli”, scriveva Levi nel suo romanzo. Così scorrono le immagini di una Lucania ancestrale e remota, indifferente al tempo e alla storia. Volti di donne coperte da veli neri, segnate dal sole e dalla pioggia, come i calanchi rocciosi di Aliano, compaiono in lunghi primi piani da contemplare in silenzio. Sono i volti dei lucani che Levi ha ritratto in tanti dipinti, e che dimostrano il suo rapporto con la popolazione dei paesi in cui era conosciuto come medico prima che come pittore. Le immagini della Lucania di ieri e di oggi si intrecciano, dunque, con le immagini di alcuni dei più importanti archivi visivi d’Italia, tra cui l’istituto Luce, con i grandi avvenimenti della storia collettiva e con la dimensione intima, familiare e artistica di Carlo Levi. Le voci di Benito Mussolini, di Pier Paolo Pasolini e Renato Guttuso, tra gli altri, accompagnano un flusso di immagini che ripercorre la storia del Novecento.

Il film, così, scandaglia tra le diverse anime di un grande intellettuale facendo riemergere temi leviani, non ancora superati e urgenti: il significato della libertà, l’idolatria del potere, le retoriche della propaganda. E la sua antropologia nel Mezzogiorno dei poveri, dei contadini, delle classi subalterne. La sorpresa del sud, che si rivelò agli occhi del borghese torinese, come agli spettatori di oggi, con le sue sopravvivenze arcaiche sotto la copertura dei tempi moderni. Il confino ad Aliano, dunque, valse la straordinaria scoperta del “mare leviano”, una Lucania distinta da altri sud che Levi fece finalmente entrare nelle grandi narrazioni.

Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi ci accompagnano tra tempi e spazi in uno straniante scavo archeologico tra gli strati storici, culturali e sociali della Lucania e dell’Italia. Lentamente avanzano nella memoria, nella materia, nell’intimità, sprofondando nella ricerca del pittore che diventa la ricerca dei registi. In contemplazione rimangono ad osservare il lento emergere del mondo di Levi nella narrazione filmica. Allo spettatore, così, sembra di partecipa alla sua opera nel momento stesso della creazione.

Le parole spiegano, definiscono ma spesso, semplicemente, alludono a ciò che le immagini non mostrano in un montaggio che procede per ellissi. È un quadro astratto, bucolico, mistico quello che prende forma dal documentario, e che si rivela spesso per contrasto con i suoni contemporanei della colonna sonora di Zende Music Ensemble. La roccia dalle umane sembianze, i volti tragici, i suoni arcaici di dialetti incomprensibili rievocano la magia dell’antica Lucania che ammaliò perfino un uomo di scienza come Levi. Il sacro irrompe in un conturbante scenario di una campagna prima della tempesta. La poesia prende vita dalla contemplazione di un gregge di pecore sull’aria del Nabucco di Verdi.

Lucus a Lucendo è un atto di memoria necessario nel tempo attuale in cui il dibattito sulla questione post-meridionale è ancora aperto. Un ritratto che si compone, pennellata dopo pennellata, davanti agli occhi degli spettatori.

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