Titolo: L’uomo dal cuore di ferro (The man with the iron heart)

Regia: Cédric Jimenez

Soggetto: Laurent Binet

Sceneggiatura: Audrey Diwan, David Farr, Cédric Jimenez

Cast: Jason Clark (Reinhard Heydrich), Rosamund Pike (Lina von Osten), Mia Wasikowska (Anna Novak), Jack O’Connell (Jan Kubis), Jack Reynor (Josef Gabcik)

Musiche: Guillaume Roussel

Costumi: Olivier Bériot

Fotografia: Laurent Tangy

Montaggio: Chris Dickens

Produzione: Daniel Crown, Alan Goldman

Nazionalità: Francia/Belgio/Gran Bretagna/Usa

Anno: 2017

Durata: 119 minuti

A volte, un piccolo accidente, apparentemente di scarsa rilevanza, può cambiare il corso della Storia. Nel 1907, un giovane provinciale austriaco, aspirante pittore, viene bocciato all’esame d’ammissione all’Accademia di Belle Arti di Vienna. La mancata carriera artistica lo porterà a diventare una delle figure più sanguinarie del Novecento. Quel ragazzo si chiamava Adolf Hitler. Una vicenda simile ha creato un altro mostro, il capo dell’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich nonché la mente dello sterminio degli ebrei: Reinhard Heydrich. È un biondino timido, appassionato di musica classica e violinista, entrato in Marina e destinato a essere un ligio soldato. Nel 1931, tuttavia, viene cacciato ignominiosamente per “condotta deplorevole per un ufficiale e per un gentiluomo”. Heydrich ha avuto un relazione con una donna, figlia di uno dei suoi capi, e poi l’ha abbandonata. Per vendetta, lei gli stronca la carriera. La rabbia e il desiderio di rivalsa del giovane militare lo portano a entrare nel partito nazista, dove la sua ascesa ai vertici sarà fulminea.
È la storia di quest’uomo e dei suoi assassini che lo scrittore Laurent Binet ha narrato in un libro diventato un premiato bestseller, intitolato “HHhH”. Il regista Cédric Jimenez l’ha voluta portare sul grande schermo. Grazie alla Giornata della Memoria, questo film del 2017 è stato recuperato dal cassetto e distribuito finalmente anche in Italia. Sarebbe stato un peccato non vederlo: la pellicola ha saputo mantenere il ritmo e la forza prorompente del libro, e nella seconda parte – la ricostruzione dell’attentato che portò alla morte di Heydrich – la suspense è pari a quella di un thriller.
La vicenda si apre la scena madre: Jimenez ci mostra l’assassinio di Heydrich nel 1942 da parte di due giovani partigiani cecoslovacchi, appoggiati dalla Resistenza locale. Poi si torna al punto di partenza, per ricostruire l’intera vicenda. Si parte con l’incontro fatale fra il giovane Reinhard (un Jason Clarke perfettamente calato nella parte) e la futura moglie Lina (un’impeccabile Rosamund Pike). È l’incontro di due personalità forti e vogliose di rivincita. Lei è una maestrina, ma è rampolla di una famiglia aristocratica decaduta, e sogna gli antichi fasti. Lui, campione d’atletica e di scherma con la sindrome del primo della classe, deve trovare una nuova strada, dopo la cacciata dalla Marina. È Lina a offrirgliela, prospettandogli l’adesione al partito nazista, in seno al quale l’ariano Heydrich diventa il pupillo di Himmler, che lo mette a capo del suo servizio di spionaggio. Nel 1941, a guerra iniziata, si guadagna la promozione a governatore del protettorato di Boemia e Moravia, dove diventa tristemente noto con l’appellativo di “boia di Praga”, implacabile nell’eliminazione degli ebrei e dei nemici del Reich. Jimenez ci racconta la sfera pubblica e privata del personaggio, mostrando allo spettatore la sua progressiva metamorfosi in un uomo sempre più spietato e la contraddittoria convivenza fra il mostro e il padre di famiglia amorevole di quattro bambini.
È a questo punto che entrano in scena i veri eroi della vicenda, Jan Kubis (l’inglese O’Connell) e Josef Gabcik (l’irlandese Reynor), due giovani soldati cecoslovacchi fuggiti dopo l’invasione nazista in Inghilterra e addestrati per una missione suicida, denominata Operazione Antropoide: assassinare Heydrich. Non è uno spoiler dirvi che ci sono avventurosamente riusciti, perché la vicenda è in tutti i libri di Storia. Kubis e Gabcik sono stati gli unici eroi della Resistenza in Europa a uccidere un ufficiale nazista di alto grado, minando l’immagine di invincibilità dei tedeschi.
Sprezzanti del pericolo, innamorati della patria ma anche delle ragazze con cui hanno una fugace storia d’amore, incoscienti come si può essere a vent’anni, Kubis e Gabcik saranno braccati fino alla fine dai nazisti assetati di vendetta.
L’uomo dal cuore di ferro è un ottimo biopic storico incentrato su tre figure, quelle di Heydrich e dei suoi assassini. Un film che andrebbe visto e mostrato ai giovani, perché troppo spesso si dimenticano le radici della libertà di cui oggi gode l’Europa. Interessante anche la ricostruzione di Praga nel 1942, i cui set sono stati creati per lo più in Ungheria.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *