Cinema News — 16 dicembre 2016

Regia: Brillante Mendoza
Sceneggiatura: Troy Espiritu
Fotografia: Odyssey Flores
Montaggio: Diego Marx Dobles
Cast: Jaclyn Jose (Rosa Reyes), Julio Diaz (Nestor Reyes), Andi Eigenmann (Raquel), Felix Roco (Jackson), Jomari Angeles (Erwin)
Produttore: Loreto Larry Castillo
Nazionalità: Filippine
Durata: 110 minuti
Anno: 2016

 

La camera a mano riprende una donna e il figlio che fanno la spesa al supermercato. Rosa Reyes, questo il suo nome, accetta borbottando che il resto le venga dato in caramelle invece che in monete: è da subito una compravendita nella quale sembra necessario accettare compromessi, adattarsi (lo sarà ancora e sempre di più, nella storia di questa madre e della sua famiglia). Subito dopo i due vengono lasciati dal taxi sul limitare del quartiere nel quale vivono, una delle “città” che compongono la grande Manila, scoppia un temporale e nel buio della sera lo scenario si fa confuso e fangoso.
Brillante Mendoza, autore di film interessanti come Serbis del 2008, Kinatay del 2009 (vincitore del premio per la regia al Festival di Cannes del 2009), o Thy Womb del 2012, torna nei bassifondi con quest’opera “faticosa” per raccontare la storia di Rosa, madre quarantenne di quattro figli, che gestisce un piccolo emporio insieme al marito Nestor. I soldi sono pochi, i due si arrangiano spacciando anche piccole quantità di droga, “ice”. Una sera, la vigilia del compleanno di Nestor, un ragazzino del quartiere li tradisce e i due vengono arrestati dalla polizia, che li porta in centrale. Qui rimarranno ore in balia di un gruppo di poliziotti corrotti che, per non procedere nei loro confronti, chiederanno in cambio che li aiutino ad arrestare anche il loro pusher, ma soprattutto che trovino un’ingente somma di denaro, della quale i due non dispongono. I tre figli grandi di Rosa si divideranno allora il compito cercando in tutti i modi di recuperare il denaro per liberare i genitori.
Storia di corruzione, di una violenza che non esplode, che si intuisce, si respira; anche storia di legami familiari forti, di un’umanità disperata, ma indomita, che fa fronte al delirio della situazione con l’impegno saldo del gruppo.
La camera a mano indaga gli spazi urbani e domestici: la casa dei Reyes sembra una serie di scatole-gabbie nella quale i famigliari si rintanano; allo stesso modo i vicoli labirintici del quartiere sono “antri” nei quali le persone non sfuggono, non possono, ad un destino di miseria. Mendoza costringe i suoi personaggi a percorsi reiterati, li insegue, perde e riprende sullo sfondo di uno scenario fatto di baracche, corpi, volti. Mentre l’eco di un baratro di ulteriore disperazione e violenza, pur non apparendo mai in maniera esplicita, si amplifica. La compravendita si fa accesa, i poliziotti vogliono soldi, i ragazzi Reyes vendono ciò che possono, vecchie televisioni o il proprio corpo, per acquistare a loro volta la libertà dei loro cari, in un sistema-gabbia ingiusto e massacrante.
Lo stile è angosciante e nervoso. La costruzione dei personaggi efficace. Di Rosa, soprattutto, vero riferimento di questa “Armata Brancaleone” (premio come miglior attrice a Jaclyn Jose a Cannes 2016). Gli sguardi che il regista isola e ci regala sono quelli che la donna rivolge al mondo che la circonda, un mondo di famiglie che vivono di fatiscenti bancarelle, di persone indefinite che la chiamano per comprare da lei una bustina di “ice”. Sono anche gli sguardi che evadono dall’inquadratura e da quell’universo claustrofobico e sembrano voler andare oltre. Oltre il fango, la povertà, i soprusi di chi ha il potere.
Il lungo, splendido primo piano di Rosa, nel finale, che è solo per lei mentre divora del cibo comprato per strada, ne esalta tutto lo scoramento, la stanchezza, ma anche la forza poetica e rabbiosa.

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