Archivio film Cinema News — 11 novembre 2013

Machete Cortez in questo sequel è reclutato dal presidente degli States per annientare Luther (Mel Gibson), un trafficante d’armi e il rivoluzionario Mendez (Demiàn Bichir).Sulle tracce dell’agente si scatenano anche le amazzoni killer di Madame Desdemona (Sofia Vergara).
Diciamolo pure liquidare questo film come exploitation o divertissement vorrebbe dire fare il gioco dei soloni della critica, che ci rinfacciano da anni la dimensione ludica di Robert Rodríguez. Quel che ci interessa sottolineare è piuttosto il lavoro del regista sul montaggio
Un cinema di forma dunque ma se questo è un crimine allora i film iraniani di Kiarostami che tanto piacciono ai radical chic non sono caratterizzati da un montaggio “visibile”.
Credetemi “Machete Kills” sarà eretto in futuro a emblema del montaggio frammentato con i suoi migliaia di cut e naturalmente davanti a pellicole come queste il piano-sequenza comincia a diventare puro vecchiume.
E’ chiaro che “Machete Kills” è un lavoro alimentare (situazione rafforzata dal fake trailer nello spazio nel prologo), ma balza agli occhi anche la continua contaminazione fra le tipologie dell’audiovisivo: per non sembrare pensionati che ripetono all’infinito gli stessi discorsi,parlando sempre di b-movies, Russ Meyer e western dell’Almeria e fumetti pulp,potremmo dire da bravi scolaretti del DAMS che Rodriguez contamina commercial, videoclip, estetica del b-movie (questa si), post-atomico alla Mad Max(v. il mezzo corazzato di Machete colpito da Madame Desdemona e Gibson non figura nel cast per caso) e repertorio da TV generalista con le bellone Amber Newman, Lady Gaga, Michelle Rodríguez e Sofia Vergara a deliziare chi segue soprattutto Mediaset.
A tutto questo possiamo aggiungere un altro fattore, magari tecnico-pratico, ma gravido di conseguenze espressive e diegetiche.
Chiariamolo anche Dziga Vertov, che viene insegnato nelle accademie creava il montaggio frammentario, ma quello era cinema d’autore e soprattutto “sovietico”,ovvero l’Eldorado della critica marxista e parlarne male significa offendere la propria madre.
Sicchè il lavoro sull’inquadratura e sul cut dell’autore di “El Mariachi”è bollato talvolta come qualunquista.
Però il caro Rodríguez s’inventa soluzioni brillanti e originali di montaggio, pur facendo del cinema popolare che una volta avrebbero proiettato negli oratori.
Anche un altro regista blasonato come Robert Bresson usava lo spazio frammentato ma con Machete Kills, Rodriguez compie l’impresa di organizzare una convenzione di sguardi, movimenti e dalla sincronizzazione fra musica tex mex e cadenza delle inquadrature
Rodríguez conosce bene insomma l’elasticità mentale e la capacità di sintesi dello spettatore contemporaneo.

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