Archivio film Cinema Libri News — 11 maggio 2017

Titolo originale: Mal de pierres

REGIA: Nicole Garcia

ATTORI: Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Roüan, Victoire Du Bois.

SCENEGGIATURA: Nicole Garcia, Jacques Fieschi

FOTOGRAFIA: Cristophe Beaucarne

MONTAGGIO: Simon Jacquet

MUSICHE: Daniel Pemberton

PRODUZIONE: C-Films AG, Les Productions du Trésor

DISTRIBUZIONE: Good Films

PAESE: Francia

ANNO: 2016

DURATA: 98 min.

Gabrielle e il marito José sono in taxi, a Lyon, per accompagnare il figlio a un concorso in conservatorio. Improvvisamente la giovane donna scorge l’ingresso di una abitazione che, immediatamente, la porta a scendere giù dall’auto e correre su per le scale fino a un appartamento che la porta a ripercorrere con il ricordo gli anni passati.

Fine anni ’50. In un piccolo paesino della Provenza, Gabrielle ha un atteggiamento alquanto sfacciato nei confronti della sessualità. I suoi comportamenti sfacciati e spregiudicati, pertanto, vengono scambiati per segni di una seria labilità del sistema nervoso. Dopo un exploit in pubblico, ai danni del momentaneo oggetto amoroso fresco di matrimonio con un’altra donna, la madre la porta da uno specialista e questi ne consiglia il ricovero in una clinica. Per i genitori la vergogna è grande e così decidono di darla in sposa al primo uomo disposto a prendersi carico di un fardello non certo leggero.

José, un bracciante che lavora nei campi per raccogliere la lavanda, accetta la proposta della famiglia di Gabrielle e la sposa pur sapendo che la donna non è innamorata di lui. E’ dopo qualche tempo dal matrimonio che Gabrielle scopre l’origine dei forti dolori al fianco che da anni l’assillano: è il “mal di pierres”, la presenza di calcoli renali, che le causa anche un aborto.

E’ a questo punto che José decide di ricoverarla in una clinica in Svizzera in cui Gabrielle incontrerà un giovane militare, Andrè Sauvage, anch’egli malato di calcoli renali e reduce dalla guerra in Indocina. Tra i due scocca la scintilla della passione ma dinanzi a quello che lei riconosce come il vero amore, Gabrielle inizialmente scappa. In una sorta di breve balletto in cui ora si fa avanti uno mentre l’altro arretra e viceversa, alla fine i due cedono al proprio desiderio. Arriva il termine della terapia per entrambi e Gabrielle torna a casa con il marito aspettando il momento in cui potrà riabbracciare l’amante. Quando scopre di essere incinta confessa al marito la sua relazione extraconiugale. Gabrielle invia lettere d’amore appassionato ad André e, in attesa delle risposte di lui che non arrivano mai, la donna si strugge mentre il marito resta a osservare il suo dolore in una sorta di muta commiserazione per la moglie ma anche per se stesso e per quella situazione di limbo cui sembrano entrambi condannati. José accoglie il figlio di Gabrielle come proprio e insieme a lei lo cresce con amore paterno.

Si arriva così al tempo cronologico dell’inizio del film, un oggi in cui Gabrielle riconosce nel nome di una strada l’indirizzo cui spediva le lettere per André. E scende di corsa dal taxi. Il finale è inaspettato e commuove per la scoperta di slanci dell’animo umano cui non si è più molto avvezzi nella realtà.

Diretto da una donna che, a sua volta, si è ispirata a un romanzo scritto da un’altra donna, il film è tutto permeato da una triste quanto insolita tenerezza che ammanta di sé i protagonisti principali e li illumina di una soffusa luce dorata, presente per gran parte della durata del racconto.

Notevole per intensità è l’interpretazione della Cotillard. Una interpretazione in cui una ribelle natura femminea e la sua ostinata ricerca della soddisfazione del desiderio di un amore a 360 gradi, sono arricchite da un languore struggente che evidenzia la difficoltà per una donna di essere se stessa, in una certa epoca e in determinati contesti. Commovente anche la recitazione di Alex Brendemühl che nel ruolo di Josè racconta la tenera dedizione e una comprensione del mondo femminile che nemmeno le donne, talvolta, mostrano di possedere.

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