Cinema Eventi News — 17 Marzo 2019

Titolo originale: Mary Queen of Scots
Regia: Josie Rourke
Sceneggiatura: Beau Willimon
Soggetto: John Guy
Direttore della fotografia: John Mathieson
Montaggio: Chris Dickens
Scenografia: James Merifield
Musiche: Max Richter
Cast: Saoirse Ronan, Margot Robbie, Joe Alwyn, Martin Compston, Jack Lowden, Guy Pearce, David Tennant, Ismael Cruz Córdova, James MacArdle
Produzione: Working Title, Focus Features
Anno: 2018
Durata: 124 minuti
Nazionalità: Regno Unito

Maria Regina di Scozia, partendo dalla biografia dello storico inglese John Guy, è un racconto romanzato sulla vita di Mary Stuart ma anche sul suo complesso rapporto con Elisabetta I, due personaggi storici ai quali il cinema è sempre stato innegabilmente affezionato regalandocele come soggetto di tanti film.
Il legame tra le due regine risulta essere costantemente filtrato e interpolato dal milieu fallocratico delle due corti e dall’interesse di taluni, manipolatori della realtà, allo scopo di sorvegliare e influenzare la vita dei due troni.
L’arco temporale, dopo un breve flashforward iniziale, va dal rientro di Mary (Saoirse Ronan) in Scozia dalla Francia dopo la morte di suo marito (1561) Francesco II, fino alla sua esecuzione nel 1587 per volontà, ma più per dovere, di Elisabetta (Margot Robbie). La cattolica Mary, attesa nella terra natìa dal fratello Giacomo Stuart, conte di Moray (James MacArdle), e che sarà il suo usurpatore, cerca di opporsi di continuo con forza e tenacia a tutte le accuse che le vengono iniquamente mosse dai cospiratori vicini al Vaticano, primo tra tutti il tremendo John Knox (David Tennant), e legate alla sua tolleranza verso i protestanti. Con la stessa forza, altresì, reagisce alle questioni più private e intime legate agli altri due matrimoni che si succedono: quello con Robert Dudley (Joe Alwyn), che muore in un’esplosione di origine dolosa, e l’altro con il conte di Bothwell (Martin Compston); entrambi risultano essere matrimoni ingannatori e fittizi.
Josie Rourke, al suo esordio dietro la macchina da presa ma conosciuta in patria per i suoi lavori al Donmar Warehouse, esibisce in questo film il proprio sguardo femminista riproponendo il duo Mary/Elisabeth: sovrane e qui ancor di più “sorelle” perché punta a mettere in risalto quel mondo tuttavia dominato dagli uomini e davanti al quale dovranno arrendersi. Maria che, diversamente da Elisabetta, è bella, si sposa diverse volte e riesce ad avere un figlio, cerca in continuazione un contatto con la sovrana della corona inglese veicolando le sue confidenze nella corrispondenza (anche se, di fatto, le due conoscono il viso dell’altra soltanto grazie ai ritratti). È nelle lettere che lei dichiara il desiderio, oltre che di successione al trono, di un incontro e di un abbraccio, quell’abbraccio affettuoso e sincero troppe volte rifiutato dai suoi uomini.
Se è vero che dal cinema classico la Rourke non ha potuto fare a meno di attingere per descrivere i combattimenti a cavallo e gli scenari naturali della terra di Scozia, suo sembrerebbe essere, invece, il modo in cui ha portato sullo schermo le provocazioni, i desideri, gli obiettivi e il diverso modo di comportarsi in pubblico e in privato delle due sovrane.
Le grandi altezze gotiche delle stanze dove si fa politica, la luce che proviene dall’alto e la posizione dei consiglieri a cerchio attorno a Maria e che suggeriscono il suo coraggio ma anche la forza dei suoi avversari, sono soltanto degli esempi. Scene più intime e delicate come quella di Elisabetta davanti al puledro che guarda la sua ombra fingendosi un pancione, o i momenti privati di Maria con i due mariti, esprimono, invece, il rapporto delle due col proprio corpo.
L’idea più originale della regista, però, e questa volta di tipo narrativo, è un’altra: anche se storicamente falso, l’incontro emozionante e commovente delle due in terra in Inghilterra è stato un suo modo per restituire alle due eroine la lontananza sofferta e la mancanza di amorevolezza che le tormenta entrambe, donne sole di fronte allo strapotere del genere maschile dal quale sono circondate e che tramano alle loro spalle.
Maria, mentre cammina verso la sua esecuzione, recita “Salve, Regina” quasi a voler dare una conferma ultima sulla crudeltà degli uomini e la delusione per quella cugina, Elisabetta, che l’ha mandata a morte pur sapendo che forse è innocente e dopo averle promesso protezione.
È vestita di rosso, il colore del sacrificio e dei martiri.
E agli occhi dello spettatore lei, a questo punto, è una martire.

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