Cinema Eventi News — 07 agosto 2014

Marilyn “Brucia”, nessun cognome più appropriato per una diva dell’horror. Sì, perché la signorina Burns non ha fatto molti film ma nonostante questo ne ha fatto uno in particolare che l’ha consacrata a icona del genere. Marilyn Burns infatti interpreta Sally Hardesty in Non aprite quella porta, l’eroina rappresenta alla perfezione la figura della superstite che scampa al mostro. Incarna come non mai l’immagine della final girl, la ragazza che sopravvive alle sevizie, la sola che scampa la morte. Sopravvivere però a volte non basta, probabilmente la tragica vicenda lascerà segni indelebili sulla sua psiche di Sally.  Nel capolavoro cult di Tobe Hooper tutti i teenagers soccombono, tutti tranne lei. La pellicola getta le basi dello slasher e lo fa senza ironia e con una rabbia che ancora oggi spaventa. Seppur sia del 1974, il film non ha mai perso la sua carica spaventosa ed è ancora oggi uno dei capolavori più agghiaccianti. Non aprite quella porta inserisce nell’horror gli ingredienti essenziali che tutti i registi useranno poi negli anni a venire. I teenagers straziati, il superstite che cerca di trovare una soluzione per abbattere il mostro, e talvolta come il caso di Sally pensa a salvarsi la pelle, la paura della tortura e la fuga dal mostro. Nei successivi Venerdì 13, Nightmare, Halloween, anch’essi capolavori, ritroviamo i semi di Tobe Hooper ma forse non la stessa carica agonizzante. Le immagini di Hooper sono così strazianti, instabili, forti che restano imbattibili. Sally Hardesty s’è salvata dal mostro, la sua immagine vive per sempre nelle nostre pupille impaurite mentre sta fuggendo da Faccia di Cuoio, ma Marilyn Burns non c’è più. E’ morta all’età di 65 anni il 5 agosto 2014. Con lei se ne va un pezzo di storia del cinema horror. Non era l’intraprendente Jamie Lee Curtis che fuggiva inesorabile dal fantomatico Michael Myers e non era neanche la spaventata Nancy, interpretata da Heather Langenkamp, braccata da Freddy Krueger, ma era molto di più. Non aprite quella porta mostrava tutte le paure dell’America degli anni ’70, la guerra in Vietnam, i giovani mandati al macello, il consumismo impellente e Sally Hardesty incarnava quei giovani dilaniati dal presente, rappresentava la vittima sacrificale perfetta nelle fauci del mostro. La famiglia cannibale fa l’impossibile per stanarla, uccide il fratello, i suoi amici e anche la speranza di costruirsi un futuro. Sopravvive, certo, ma a che prezzo. Proprio come un reduce del Vietnam, che torna a casa con la testa sfondata, come sarà poi per Christopher Walken ne Il Cacciatore, così Sally esce dall’incubo cerebralmente sconquassata. Non a caso nei sequel si ipotizza che sia morta addirittura in una casa di cura. Non una semplice scream queen ma, si potrebbe dire, una pain queen, una ragazza superstite che però non si riprenderà mai.
Quindi Marilyn Burns rappresenta l’anima e il corpo di quegli anni, un corpo martirizzato che non ha perso il suo pathos, che ancora oggi dà linfa vitale al genere, che ancora oggi illumina e fa riflettere.
Grazie di tutto Marilyn.

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