Cinema News — 02 giugno 2014

Titolo: Marina
Regia: Stijn Coninx
Soggetto e sceneggiatura: Rik D’Hiet e Stijn Coninx
Fotografia: Lou Berghmans
Montaggio: Philippe Ravoet
Scenografia: Hubert Pouille
Musiche: Michelino Bisceglia
Cast: Matteo Simoni, Luigi Lo Cascio, Evelien Bosmans, Donatella Finocchiaro
Produzione: EyeWorks Film & Tv Drama, Jean-Pierre & Luc Dardenne, Les Films du Fleuve, Orisa Produzioni
Nazionalità: Belgio
Anno: 2013
Durata: 120 minuti

Marina è un biopic sulla vita di Rocco Granata, il musicista italiano, naturalizzato belga, che alla fine degli anni Cinquanta conquistò la fama mondiale con l’omonima canzone.

Nel 1948, ancora bambino, Rocco raggiunge con la madre e la sorella, il padre in Belgio, che lavora nelle miniere. Come per tutti gli altri immigrati italiani la vita per loro non è facile in quanto non capiscono la lingua e sono costretti a vivere in una baracca immersa nel fango. Rocco desidera una fisarmonica, e se il padre inizialmente supporta il suo desiderio di suonare, quando si rende conto che è più di un passatempo si oppone in ogni modo.

Un film dalla confezione patinata che si struttura sul tipico conflitto del genere biografico: il protagonista che dopo aver subito umiliazioni e avversità riesce a realizzare il suo sogno. Eppure nonostante queste premesse Marina è un film che si guarda con piacere e che soddisfa quel bisogno di lacrime e commozione che solitamente solo i melodrammi appagano.

L’aspetto più interessante, oltre al rapporto padre-figlio, è la rappresentazione della situazione degli immigrati italiani che subiscono una tacita segregazione avallata dalla difficoltà linguistica. Per lo stato belga per esempio un figlio di minatore italiano non poteva richiedere una licenza di suonatore professionista, perché ci si aspettava che seguisse le orme del padre. Nel film infatti si fa un vago riferimento all’accordo che nel 1946 venne stipulato tra il nostro paese e il Belgio, che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiani in cambio di carbone.

Ricordiamo che nel film figurano come coproduttori anche i fratelli Dardenne, famosi per il loro cinema di impegno sociale (come Deux jours, Une nuit presentato all’ultimo Festival di Cannes). Marina infatti oltre a raccontarci una storia passata parla anche del nostro presente, in cui l’accoglienza verso l’Altro/Straniero piuttosto che aumentare sta diminuendo (come dimostrano le ultime elezioni europee e il referendum svizzero di febbraio). Un film-lezione non solo per gli abitanti dei ricchi paesi del Nord ma anche per gli orgogliosi italiani, che a volte dimenticano come venivano trattati negli altri paesi fino quarant’anni fa.

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