Archivio film Cinema News — 11 agosto 2016

Titolo originale: Microbe et Gasoil
Regia: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Fotografia: Laurent Brunet
Montaggio: Elise Fievet
Musiche: Jean-Claude Vannier
Scenografie: Stéphane Rozenbaum
Interpreti: Ange Dargent, Théophile Baquet, Diane Besnier, Audrey Tautou, Vincent Lamoureux.
Produzione: Georges Bermann – Partizan Films
Anno: 2015
Origine: Francia
Durata: 103 minuti

 

Stavolta il visionario e barocco Gondry sfronda sapientemente il suo armamentario di invenzioni surreali quel tanto che basta a non soffocare personaggi e narrazione, per comporre con maestria il delicato ritratto di due adolescenti – Daniel, il fragile e sensibile “Microbo” e Theo, l’allegro e smaliziato “Gasolina” – in un vivace road-movie che è al contempo anche racconto di formazione.
Con alle spalle più di dieci film, il sognatore Gondry sembra aver finalmente imparato a manipolare e plasmare la propria magmatica e straripante fantasia senza più il rischio di esserne sopraffatto e travolto, così da lasciare ampio spazio e respiro all’indagine – anche psicologica – dei personaggi, magnificamente interpretati dai giovanissimi Ange Dargent (Daniel) e Théophile Baquet (Theo).

Tornando alla propria infanzia e ai propri ricordi – il film è ambientato a Versailles, città natale del regista – e miscelando questi ultimi con i propri sogni (dentisti che si rivelano orchi sanguinari, parrucchiere equivoche e sensuali, aerei che volano all’indietro) Gondry compone in piena libertà un’opera fluida e leggerissima, capace al contempo di mettere in campo un discorso denso e non superficiale sui sentimenti, le amicizie, le relazioni. A partire da quelle familiari, in questo caso piuttosto stravaganti e instabili tanto per Microbo quanto per Gasolina: il primo ha una madre amorevole ma distratta (Audrey Tautou), che vuole essere disponibile e aperta – lo spinge a parlare, senza successo, della propria sessualità – ma che in fondo non è in grado di imporre regole e offrire solidità; il secondo invece è costretto a cucinare per una madre scorbutica e insoddisfatta, e cerca di barcamenarsi tra ingiusti rimproveri e totale indifferenza. Non si rivelano migliori le figure paterne, poco presenti o troppo autoritarie, per lo più distanti.
Ecco allora che i due amici, legati da una profonda affinità che passa attraverso la loro segreta solitudine, l’ingegno, la fantasia, la sensibilità, uniscono le loro forze quasi a farsi scudo a vicenda, e decidono di abbandonare tutto e tutti a bordo di una singolare e traballante costruzione mobile messa a punto con perizia e inventiva da loro stessi, pezzo dopo pezzo. Nel caos e nell’indifferenza generali, carichi di curiosità e aspettative come solo nell’adolescenza si può essere, partono insomma per scoprire la Francia, e – in un certo senso – loro stessi. Sarà soprattutto Microbo che a fianco dell’amico acquisterà man mano quella sicurezza e quella fiducia in se stesso che gli sono sempre mancate, come conferma l’epilogo, venato di una sottile malinconia che ricorda il migliore Wes Anderson.

Tutti gli elementi del cinema di Gondry ritornano dunque puntuali in questo piccolo e prezioso racconto: l’amore per un universo tutto meccanico-artigianale e tuttavia magico e sorprendente, il sogno in contiguità e mai in opposizione alla realtà, l’attenzione peculiare all’arte figurativa (i disegni e i dipinti di Microbo), la ricchezza e la complessità dell’apparato scenografico (opera di Stéphane Rozenbaum, già collaboratore del regista in Mood Indigo e L’arte del sogno). Ma stavolta c’è di più: uno sguardo penetrante e acuto a un mondo specificamente interiore che dà sostanza e fondamento al cinema mirabolante e onirico del cineasta, facendo di Microbo & Gasolina un’opera più matura, solida e coesa di tante precedenti prove di Gondry e al contempo più lieve e agile a livello di lettura. Quasi che guardando non all’esterno ma dentro di sé, all’indietro nel tempo e in fondo al proprio cuore, il cinema del regista francese abbia raggiunto una maggiore purezza e un migliore equilibrio, senza però rinnegare la propria filiazione da un universo magico e surreale.

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