Archivio film Cinema News — 05 agosto 2017

Agli amici di Nick Hezard e a tutte le auto della polizia, l’avvertimento: Milano odia la polizia non può sparare, la banda Vallanzasca e la banda del Gobbo scorrazzano come cani arrabbiati. Anche la belva col mitra si muove in una città violenta e in un’Italia a mano armata regna il braccio violento della mala. Come se non bastasse, il cinico, l’infame, il violento stanno operando una controrapina a canne mozze come alcuni banditi a Milano che hanno obbligato i cittadini a tenere le bocche cucite, ma fortunatamente il cittadino si ribella, dice no alla violenza e così la città gioca d’azzardo. Però la città è sconvolta: si innesca una caccia spietata ai rapitori i quali si scontrano con il commissario di ferro che, con la rabbia agli occhi, rivaleggia con il consigliori e si gioca il suo decisivo colpo in canna: si fronteggiano due Magnum 38 per una città di carogne. Ma gli amici degli amici hanno saputo e da Corleone a Brooklyn si uccide per dei diamanti sporchi di sangue: però gli esecutori promettono un colpo rovente anche per Gardenia, il giustiziere della mala che cade sussurrando baciamo le mani. La polizia indaga, siamo tutti sospettati, ma anche se il poliziotto è marcio, emana un ordine firmato in bianco nel quale si promette: fatevi vivi, la polizia non interverrà. Ad ogni modo è già deciso: il giustiziere sfida la città e sfida la polizia in una Genova a mano armata dove criminali liberi, armati, pericolosi, forti dell’appoggio dell’avvocato della mala, sfidano anche il grande racket e i cinque della squadra speciale con il boss. Tutti costoro provengono da una Napoli violenta in cui i padroni della città, tra onore e guapparia, pensano che ormai il conto è chiuso in una plumbea atmosfera da fango bollente, ma non hanno ancora considerato che c’è in giro quella carogna dell’ispettore Sterling, sempre pronto a uccidere. Ormai è un’Italia all’ultimo atto, anche se la polizia ringrazia il cittadino e proclama: l’istruttoria è chiusa, dimentichi la legge della camorra, adesso si impone la legge violenta della squadra anticrimine, sebbene si tema una ritorsione per tale sgarro alla camorra da parte dell’ambizioso Luca il contrabbandiere. Difatti la mala ordina, la malavita attacca, la polizia risponde e fa valere la mano spieata della legge. Comunque, malgrado ci sia una certa paura in città, anche l’uomo della strada fa giustizia e la polizia sta a guardare. Ma allo stesso tempo una Milano rovente impone un solo motto: difendersi o morire, però è pur vero che Milano violenta trema: la polizia vuole giustizia. Sicché nel giorno del cobra ecco che fortunatamente arriva Mark il poliziotto che spara per primo e poi colpisce ancora in una Milano dove gli urlano vai gorilla e dove imperversa il clan dei calabresi. Ma si tratta anche di una Milano calibro 9, anche se non può competere con quelli della calibro 38 che a volte ritornano. E perfino più a sud, in una Napoli violenta, dove una serenata può essere solo calibro 9, ci si chiede perché si uccide un magistrato tanto che la camorra sfida, la città risponde, Napoli si ribella e spara: ormai è il tempo degli assassini. Così, per fare piazza pulita, la polizia accusa, il servizio segreto uccide, ma poi qualcuno mormora: io ho paura, così la polizia chiede aiuto, ormai scorre sangue di sbirro. Ma la polizia, anche se sconfitta, è sempre al servizio del cittadino. Però ormai la polizia ha le mani legate, non può intervenire, ma per fortuna esistono dei poliziotti violenti che vivono di solitudine e rabbia, poliziotti senza paura grazie ai quali la polizia incrimina e la legge assolve. In questo clima la polizia indaga, siamo tutti sospettati. Non solo: la polizia interviene con l’ordine di uccidere, col solito poliziotto sprint e senza paura che, nell’ambito dell’operazione Kappa, ordina: sparate a vista. Ma da Roma, dove operano la banda del trucido e la squadra antifurto, e si sta facendo strada l’altra faccia della violenza, dei porci con la P 38 gli rispondono: sbirro, la tua legge è lenta, la mia no, applauditi dai violenti di Roma bene ma dileggiati dal trucido e lo sbirro. E purtroppo si aspettano ancora sette ore di violenza per una soluzione imprevista e dalla lontana Torino nera, ormai centrale del vizio, anche Tony, l’altra faccia della Torino violenta, continua a chiedersi: si può essere più bastardi dell’ispettore Cliff? Quest’ultimo, col suo abuso di potere, è proprio un poliziotto scomodo, l’uomo che sfidò l’organizzazione e che proclama: sono stato un agente CIA nella squadra volante temuta perfino da Tony Arzenta, ormai un uomo in ginocchio. Ma un uomo è una città ed è ormai assodato: uomini si nasce, poliziotti si muore, così è l’uomo della strada che fa giustizia pur rischiando un processo per direttissima, soprattutto per evitare di finire anch’egli nella via della droga.

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