Archivio film Cinema News — 15 settembre 2015

Titolo originale: Mission Impossible-Rogue Nation

Regia: Christopher McQuarrie

Fotografia: Robert Elswit

Montaggio: Eddie Hamilton

Scenografia: James D. Bissel

Costumi: Christof Roche-Gordon

Musiche: Joe Kraemer

Cast: Tom Cruise, Jeremy Renner, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Sean Harris, Alec Baldwin

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 131 min.

Nazionalità: USA

Anno: 2015

Quando la CIA decide di far chiudere i battenti alla Impossible Mission Force (IMF), il nostro Ethan Hunt è ancora disperso in missione. L’agente segreto è, infatti, prigioniero del Sindacato, una nuova attività criminale che opera in gran segreto attraverso altre organizzazioni terroristiche in tutto il mondo. Il loro obiettivo è quello di portare il caos nei paesi occidentalizzati.
Ethan dovrà dunque, sfuggire ai tentativi di cattura da parte della CIA, che lo reputano ancora attivo e senza permesso, e cercare di fermare il peggior nemico che lui abbia mai incontrato. Come sempre, però, in quest’avventura non sarà solo, e verrà sostenuto dal suo solito gruppo di amici, più una nuova misteriosa collega.

Quest’ultimo Mission Impossible è sicuramente quello che di più la critica aspettava. Prodotto da J. J. Abrams, scritto e diretto da Christopher Mcquarrie – che per chi se lo fosse dimenticato fu lo sceneggiatore premio Oscar per I Soliti Sospetti -, recitato da un Tom Cruise che come suo solito si muove a suo agio nei panni del super eroe- faccio-tutto-io.
La partenza è delle più adrenaliniche, con la solita pazzia spericolata dell’agente segreto, che vuoi per fortuna, vuoi per le sue capacità, riesce sempre a sopravvivere anche alle situazioni più estreme. Non c’è nulla che il nostro Ethan, infatti, non sappia fare. In questo capitolo lo riscopriamo pilota di moto gp, disegnatore artistico e campione di apnea. I suoi amici non si preoccupano nemmeno per un momento che la CIA possa catturarlo nonostante l’impiego senza limiti della più avanzata tecnologia militare.
Quella del regista non è ingenuità, è semplice presa di posizione. Il discorso sopra le righe, intrecciato ad una leggera ironia, da la giusta struttura ad un film del genere. Scene spericolate, combattimenti, salti e corse sfrenate sono la vera sostanza della serie ed è giusto che l’opera si basi su queste, a patto che siano girate con cognizione di causa. McQuarrie su questo, però, non ci delude, come non lo aveva fatto in Jack Reacher, e ci porta al centro dell’azione combinando perfettamente le tempistiche e i punti macchina. Le parti all’Opera di Vienna (forse un po’ troppo simile alla scena della Tosca di 007: Quantum of Solace), gli inseguimenti a Casablanca e l’hackeraggio in apnea sono tra le scene più riuscite e migliori del film.
Il resto, purtroppo, vale poco. Una trama un po’ scialba non sta in piedi neppure mentre cerca di aggrapparsi a temi attuali, le ragioni e la nascita di questo Sindacato rimangano quanto mai vaghe e sfumano tra le parole di un paio di personaggi, l’intreccio non funziona e chi ne fa le spese è il cattivo di turno Solomon Lane, che dovrebbe essere il peggior nemico di Ethan, ma che a causa di un debole script, e di un attore che a guardarlo in faccia ha del ridicolo non riesce a convincere. Sono lontani i tempi di un Philip Seymour Hoffman spietato, mentre tortura Ethan e gli fa credere di avergli ammazzato la moglie davanti agli occhi. Quello era un nemico di spessore. Mentre qui, il povero Sean Harris, si trova ad impersonare una parte non sua, e il cattivo di turno non sembra altro che un topo da biblioteca.
Vera sorpresa sul fronte del cast è la bella Rebecca Ferguson, la bondgirl di Ethan, che regge a meraviglia la responsabilità di muoversi con sensualità nei panni dell’agente segreto che non risparmia pugni, calci e mosse letali. Tra lei e Ethan una love story fatta di inseguimenti e di baci sempre rimandati aggiunge un pizzico di sapore in più alla visione del film, che rimane comunque un buon passatempo, ma nulla di più.

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