Archivio film Cinema News — 07 maggio 2018

Regia: Aaron Sorkin
Genere: Drammatico

Sceneggiatura: Aaron Sorkin

Fotografia: Charlotte Bruus Christensen

Cast: Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Jeremy Strong, Chris O’Dowd Bill Camp.

Produzione: Mark Gordon, Amy Pascal, Matt Jackson.

Nazionalità: Stati Uniti d’America

Anno: 2017
Durata: 140 minuti

 

Molly Bloom è una brillante studentessa e sciatrice del Colorado che, dopo un incidente subito durante un’importante gara sportiva, decide di trasferirsi a Los Angeles per trovare lavoro e cambiare vita. Lì si ritroverà per alcune circostanze a organizzare per conto del suo capo delle partite di poker che coinvolgono dei giocatori ricchi e famosi. Comprese le grandi potenzialità economiche dell’affare, Molly aprirà presto un club tutto suo, in quella che sarà un’attività che le porterà molto denaro ma anche dei grossi guai con la legge e la mafia russa.

 

Celebre per i suoi copioni ricchi di ritmo e caratterizzati da una visione spesso caustica e critica della società statunitense, lo sceneggiatore Aaron Sorkin esordisce alla regia con Molly’s Game trovandosi tra le mani un soggetto potenzialmente molto adatto alle sue corde, in quanto – come il “suo” precedente The Social Network – si concentra sull’ascesa economica e materiale di una persona tanto abile sul piano professionale quanto fragile su quello emotivo.

Un elemento che qui viene però sviluppato solo in parte proprio a causa di alcuni problemi di sceneggiatura, la quale non riesce a coniugare pienamente l’affresco corale di un mondo cinico e vacuo al racconto intimista delle difficili relazioni familiari della protagonista.

Infatti, se nella prima parte Sorkin delinea bene i diversi personaggi e ritrae in modo esaustivo l’universo isterico e viziato nel quale si muove la ragazza, nella seconda annacqua il tutto tramite la narrazione un po’ sciatta e banale delle vicende private di Molly, sviluppate con facili psicologismi (soprattutto quelli riguardanti il suo rapporto con il padre), eventi un po’ telefonati e dialoghi un po’ retorici, che depotenziano lo sguardo critico insito nel soggetto di partenza.

 

E se il copione è il punto più debole del film, il montaggio è invece il suo aspetto più riuscito, soprattutto nel primo tempo, quando il succedersi rapido delle inquadrature dona al lavoro un ritmo mozzafiato e adrenalinico, la cui frenesia talvolta eccessiva corrisponde allo stile di vita della donna, che per raggiungere e mantenere i propri obiettivi è costretta ad agire e a pensare velocemente, spesso sostenuta dall’assunzione di sostanze (alcol e droga) che rendono la sua esistenza assolutamente sbandata e sopra le righe.

Un ritmo filmico incessante che, se unito alla caratterizzazione ironica e quasi grottesca di alcune figure secondarie, avvicina Molly’s Game al Martin Scorsese di Quei bravi ragazzi e di The Wolf of Wall Street, confermando inoltre che lo stile dell’autore italoamericano è sempre più fonte d’ispirazione per molto cinema statunitense contemporaneo, come dimostrano anche opere quali American Hustle e la più recente Tonya.

 

E nonostante il film in questione non abbia la forza e la sagacia dei titoli citati, il tipo di regia che addotta ne evidenzia tutte le potenzialità, che peraltro sarebbero state raggiunte appieno se a dirigerlo fosse stato lo stesso Scorsese o se Sorkin avesse dato il suo meglio in fase di scrittura.

Ma proprio per i limiti prima illustrati, ci troviamo di fronte a un’opera magari discreta – anche perché ben diretta e ben interpretata -, che però avrebbe avuto bisogno di una mano più ferma e decisa per dirsi riuscita fino in fondo.

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