Cinema News — 15 febbraio 2014

Titolo: Monuments Men
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov
Soggetto: Tratto dal libro “The Monuments Men” di Robert Edsel e Brett Witter
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: George Clooney, Matt Damon, John Goodman, Bill Murray, Bob Balaban, Cate Blanchett, Jean Dujardin, Hugh Bonneville
Produzione: Columbia Pictures, 20th Century Fox, Smokehouse Pictures, Studio Babelsberg Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità: USA, Germania,
Anno: 2014
Durata: 118 minuti

Ho sempre pensato che le opere d’arte, tutta la cultura che giunge dal nostro passato, frutto del genio dei nostri avi, ci appartengano di diritto. Nessuno dovrebbe privarci del loro splendore, della loro storia. Né un re, né un presidente, né un papa, tantomeno un dittatore.

George Clooney porta sul grande schermo una storia da pochi conosciuta, quella dei “Monuments Men”: un gruppo di professori ed esperti d’arte capitanati da Frank Stokes, che durante la Seconda Guerra Mondiale vennero incaricati da Roosvelt di recuperare le opere d’arte fatte rubare da Hitler dai musei europei e dalle collezioni private degli ebrei. Tutte destinate al futuro “Museo del Führer”, mentre molti capolavori considerati arte degenerata, come quelli di Picasso, Klee e Mirò, furono distrutti.

Un cast eccezionale: John Goodman, Bill Murray, Matt Damon, l’attore francese premio Oscar 2012 Jean Dujardin e Cate Blanchett.  E lo stesso George Clooney: dopo Good night and good luck fa di nuovo un salto nel passato, racconta le gesta di uomini disposti a sacrificare la vita per salvare la cultura. Quella senza la quale non avremmo identità. “Se distruggi la cultura di un’intera generazione di un popolo è come se non fosse mai esistito”.

Con un “tantino” di patriottismo Clooney elogia i “suoi soldati” e l’America “salvatrice” anche dell’arte. Un po’ sottotono però questa sua ultima fatica che tuttavia ha il merito di accendere i riflettori su una vicenda ingiustamente trascurata dai libri di Storia. È stato semplice scivolare nella retorica ed è mancato quel guizzo d’originalità presente nei film precedenti di Clooney.

Fa riflettere sull’importanza delle opere di grandi artisti e fa male la consapevolezza che molto di quel patrimonio che spettava di diritto a tutte le generazioni future è stato distrutto dalla cieca follia di un uomo e dei suoi fedeli. Per amore dell’arte vale la pena sacrificare la vita? È questa la domanda costante in tutto il film. Io invece mi chiedo un’altra cosa: quanti delle generazioni successive e di quelle future hanno meritato e meriteranno questo sacrificio?

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