Archivio film Cinema News — 22 Settembre 2014

Titolo originale: MUD
Regia: Jeff Nichols
Sceneggiatura: Jeff Nichols
Cast: Matthew Mc Conaughey; Sam Shepard; Reese Whiterspoon;Sarah Paulson; Ray McKinnon; Tye Sheridan
Fotografia: Ben Richardson
Montaggio: Julie Monroe
Scenografia: Richard A. Wright
Musiche: David Wingo
Produzione: Sarah Green, Aaron Ryder, Lisa Maria Falcone
Distribuzione: Movies Inspired
Nazionalità: USA
Anno:2012

Ci voleva l’improvvisa quanto trascinante popolarità di Matthew McConaughey a soffiare via la polvere da Mud, uscito nelle sale americane ben due anni fa. L’Oscar vinto per Dallas Buyer Club e la splendida interpretazione nelle serie televisiva True Detective, in Italia ancora inedita, nonchè le sorprendenti interpretazioni in Killer Joe e in Magic Mike, hanno convinto la neonata Movie Inspired di Torino a distribuire il terzo film di Jeff Nichols nel nostro paese. Eppure, in questo caso, non è la stella di McConaughey a brillare, pur essendo egli un doppio protagonista della pellicola. Ciò che risplende davvero, invece, è un regista trentenne che dimostra artisticamente almeno il doppio dei suoi anni. La direzione del cast si conferma, innanzitutto, degna di un vero maestro. Nel 2007, al debutto con Shotgun Stories, cominciò la collaborazione con Michael Shannon, che proseguì quattro anni più tardi con Take Shelter. In entrambi i casi, personaggi schivi e di poche parole, radicati nella cultura della monotia provinciale e capaci di struggenti e inaspettate evoluzioni. In Mud, il lavoro su McConaughey è duplice: da una parte i dettagli di un carismatico co-protagonista, dall’altra una divertente morte meta-cinematografica: a passare a miglior vita è il personaggio che l’attore ha interpretato ininterrottamente per tutti gli anni Duemila, passando con disinvoltura dalla commedia romantica al genere d’avventura, e vestendo spesso i panni dello scapolo impenitente o dell’eroe solitario che nel finale cede all’amore. Nell’opera di Nichols avviene invece precisamente il contrario: conosciamo Mud come un accanito sognatore, poi osserviamo l’inesorabile presa di conscienza di quanto la strada che porta al lieto fine sia piena d’ostacoli se non del tutto impraticabile. Osservatore acerbo della vicenda è il piccolo Ellis, vero protagonista del film, diretto anch’esso egregiamente e interpretato da un già grande quanto intenso Tye Sheridan (uno dei bambini de A tree of life di Terrence Malik e vincitore del Premio Mastroianni come migliore attore emergente al Festival di Venezia dello scorso anno).
Oltre al lavoro sugli attori, Jeff Nichols vanta una forte abilità nel raccontare storie. Se in Shotgun Stories affrontava lo scontro tra figli naturali e figli adottivi, e in Take Shelter narrava un dramma individuale capace di trasformarsi nell’ultimo minuto in una vera e propia apocalisse, in Mud parte da ancor più lontano disegnando un romanzo di formazione atipico e appassionato, seguendo lo sguardo di Ellis per tutta la durata del film. Anche qui, lo scenario resta quello della provincia americana e, come le precedenti opere, continua la riflessione sul senso e sul significato di una vita vissuta ai margini della città. La cifra stilistica di Nichols, tuttavia, non si esaurisce nel rapporto con gli attori (sempre maschili) e nello scenario di riferimento: ritroviamo a musicare la pellicola David Wingo, già collaboratore di David Gordon Green, che offre, come in Shotgun Stories, una colonna sonora a base di chitarra dolente e malinconica, che sembra evocare le inquietudini preadolescenziali, i primi amori e lo spirito di avventura non solo di Ellis, ma di tutti i quattordicenni che siamo stati. Mud si presenta quindi un’opera matura, ottimamente scritta e girata, che conferma Jeff Nichols come uno dei migliori rappresentanti del cinema indidendente a stelle e strisce.

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