Archivio film Attori Cinema News — 18 Agosto 2020

Aveva appena spento le sue 100 candeline lo scorso 31 luglio, per poi andarsene a distanza di poco più di una settimana.

Franca Valeri nata Alma Franca Maria Norsa, era l’ultima autentica rappresentate di un’Italia cinematografica postbellica, quella dei Totò, ma anche di un’Italia paleoindustriale, che con il boom economico ha ridisegnato ansie e speranze per il vivere moderno.

Eh si la signora incontrastata del teatro e del cinema italiano,e poi della Tv, ci ha lasciati orfani dei suoi straordinari personaggi come la signorina snob o la mitica sora Cecioni sempre al telefono con mammà. Il suo modo unico e inconfondibile di fare comicità l’ha sempre contraddistinta per dosato sense of humor e per quella sua spigolosità trattenuta nel pronunciare le battute che l’ha portata al trionfo.

In un mondo di comici maschi Franca Valeri ha saputo ritagliarsi un posto d’onore, capace di tenere testa ai comprimari maschili grazie a una forte dose di autoironia e a unainnata capacità di giocare con la sua immagine di anti-diva.

Milanesissima come Franca Rame, e attorniata da colleghe prevalentemente del centro Italia, è stata un autentico modello di riferimento per le successive interpreti della comicità cine-televisiva da Bice Valori a Anna Marchesini fino a Luciana Littizzetto, che senza successo ha tentato di replicare la sua Elvira de Il vedovo (1959) nelpallidissimo remake Aspirante vedovo (2013).

Il suo “Cretinetti!” rivolto ad Alberto Sordi nel capolavoro di Dino Risi(sopracitato) è uno dei suoi refrein più ricordati come lo “Scostumatooo” della sora Cecioni quandosi scandalizzava al telefono. Escalmazioni che hanno fatto di Franca Valeri un personaggio moderno ma al tempo stesso conservatore di un certo tipo di morale di cui era ancoradepositaria la sua Italia.

Tantissimo teatro dopo gli esordi nella compagnia de I Gobbi insieme al marito Vittorio Caprioli e Alberto Bonucci, passando con disinvoltura da Testori a Palazzeschi, da Genet a Cocteau, compresa la commedia Goldoniana e la regia operistica, una delle sue grandi passioni che le hanno fatto dirigere nel corso del tempo ben 13 opere liriche.

Ma sono stati il cinema e la televisione a renderla veramente nota e apprezzata dal grande pubblico. Esordì sul grande schermo con Fellini e Lattuada in Luci delvarietà (1950), malinconico omaggio al mondo della rivista, per poi iniziare a dare forma alla sua maschera snob in Totò a colori (1952). Con Le signorine dello 04 (1955) di Gianni Franciolini, Franca ha finalmente un ruolo da semi-protagonista con il personaggio della zitellona Carla, dando vita a irresistibili duetti comici con Peppino De Filippo.

Dino Risi tra i grandi maestri della commedia all’italiana è stato forse quello che ha maggiormente saputo cogliere la vis comica della Valeri, dirigendola in due classici senza tempo al fianco di Alberto Sordi, Il segno di Venere (1955) e Il vedovo (1959). Se nel secondo la cinica e irreprensibile Elvira resta ormai la suaicona più nota, nel primo la vediamo nuovamente in veste di goffa zitella a confronto con la sexy e procace sorella interpretata da Sophia Loren.

La sua femminilità del tutto singolare, lontana dal sex appeal delle maggiorate dell’epoca, ha fatto di Franca un’anti-diva del cinema, eternamente single o sposata a uomini fedifraghi.

La sua Lady Eva in Piccola posta (1955) di Steno resta l’epitome di tutte le sue donne sfortunate in amore, mentre in Mariti in pericolo (1960) riveste il ruolo di moglie gelosa.

In mezzo a tanto cinema da caratterista spicca la sua deputata DC Bianca Sereni in Gli Onorevoli (1963) di Sergio Corbucci, ma oltre alle sue note caratterizzazioni comiche la ricordiamo nel dittico diretto dal compagno Caprioli Parigi o cara (1962) e Leoni al sole (1961), il secondo ispirato al romanzo Feriti a morte di Raffaele La Capria.

I successivi anni 70 e 80 non hanno inficiato le maschere comiche di Franca, la quale in un panorama cinematografico scollacciato ha saputo ben inserire il proprio humor misurato.

Da citare almeno Ultimo tango a Zagarol (1973) di Nando Cicero dove interpreta una regista sui generis e Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento (1983), sempre di Cicero, in cui riveste un ruolo da villain fumettistico.

Dopo i suoi grandi successi degli anni 60, il piccolo schermo le ha regalato ruoli cuciti sulla sua maschera di burbera ormai attempata, da Norma e Felice (1995-1996) a Linda e il brigadiere (2000).

Nella sua grande produzione libraria basterebbe citare uno dei suoi ultimi testi Bugiarda no, reticente(in Supercoralli, Torino, Einaudi, 2010), che incarna perfettamente il suo spirito.

E’ stato detto tanto su Franca e le sue straordinarie e moderne maschere, ma c’è un saggio in particolare scritto da un autore unico che vale la pena di segnalare.

Progetto Elvira. Dissezionando Il vedovo(in Miyagawa, Milano, 20090, 2013), scritto dall’acuto e compianto Tommaso LaBranca, scrittore, autore e intellettuale libero.

La vivace rielaborazione labranchiana fatta di supposizioni legate alle vicende dei personaggi, restituisce un’Elvira personalissima frutto dell’amore di LaBranca perl film di Risi e per la Franca nazionale.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *