Cinema News — 25 maggio 2013

TITOLO: NO – I giorni dell’Arcobaleno

REGIA: Pablo Larrain

CAST: Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers, Luis Gnecco, Marcial Tagle.

L’uscita di “No. I giorni dell’arcobaleno” , film molto apprezzato al Festival di Cannes 2012 e candidato come miglior film straniero agli Oscar 2013, come c’era da immaginarsi ha creato per l’uscita italiana molte aspettative.

Il film, tratto dall’opera teatrale “El plebiscito” di Antonio Skármeta, racconta un momento storico per il Cile, l’autunno  1988 quando Augusto Pinochet, pressato dalla comunità internazionale, decise di indire un referendum sulla legittimità del suo potere. Il dittatore era talmente sicuro della sua vittoria che non ricorse nemmeno ai brogli elettorali, come invece temevano molte persone. Questo elemento unito ad un’efficace campagna pubblicitaria per il NO (che non si basava sulla paura  ma bensì sull’allegria per un cambiamento) portò allo straordinario risultato del 5 ottobre.

Il regista, già conosciuto per altre due pellicole (“Tony Manero” e “Post Mortem”) ambientate durante la dittatura cilena opta per una scelta originale: curare il lato estetico piuttosto che puntare su un prevedibile effetto emotivo, con il risultato di creare un’opera fredda e distaccata.

Lorrain gira interamente il film con una macchina da presa analogica anni ‘80, con formato 4:3, supporto molto diffuso in quegli anni. L’immagine spesso è mossa, fuori fuoco, senza o con troppa illuminazione.  Il punto di vista è sempre oggettivo, anche se entriamo nella quotidianità del protagonista. Lo spettatore viene quindi privato del piacere dell’identificazione con il personaggio o meglio con un intero popolo, che, oppresso da 15 anni di torture e privazioni  non vedeva l’ora di ritornare libero. Non c’è mai, compresa la fine, un momento catartico in cui può esplodere la felicità per la vittoria del NO. D’altronde  si ha quasi l’impressione che la storia riguardi la mera lotta tra due pubblicitari in cui alla fine prevale il più astuto. Peccato che Lorrain non abbia deciso di raccontare questo straordinario momento di attesa attraverso il racconto di un’esistenza ordinaria, magari di qualcuno che aspettava da 15 anni giustizia per il proprio caro desaparecido.

Discreta l’interpretazione di Gael Garcia Bernal che non sembra sempre a suo agio nei panni del giovane e rampante pubblicitario che decide di mettere in gioco la carriera (e forse la sua incolumità) per la campagna del referendum, molto convincente invece Alfredo Castro che interpreta un ambiguo e opportunista personaggio.


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