Cinema News — 14 febbraio 2013

Stati Uniti, 2012

Regia: Stephen Chbosky

Cast: Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller, Kate Walsh, Dylan McDermott, Nina Dobrev, Mae Whitman, Paul Rudd, Tom Savini, Johnny Simmons

Durata: 103’

Ci sono almeno due motivi per cui “Noi siamo infinito” è un film piuttosto atteso.

  1. Si tratta della trasposizione di un romanzo generazionale conosciuto e amato da milioni di (ex) adolescenti, tra l’altro curata dallo stesso scrittore che qui compare nel duplice ruolo di regista e sceneggiatore.

  2. È il primo ruolo importante di Emma Watson dopo il personaggio di Hermione Granger che l’ha tenuta legata alla saga di Harry Potter per ben 10 anni.

Potrebbero sembrare piccolezze, ma dati di questo tipo hanno il potere di decretare il successo o meno di un’opera.

Noi siamo infinito” nasce da un romanzo, “The Perks of Being a Wallflower”, pubblicato per la prima volta nel 1999 (in Italia nel 2006 edito da Feltrinelli con il titolo “Ragazzo da parete”) e scritto da Stephen Chbosky. Il romanzo balza subito in testa alle classifiche di vendita, ad oggi vanta già 20 ristampe, e scatena un putiferio, finendo nel 2009 nella top 10 dei libri più contestati secondo l’American Library Association. Il motivo è presto detto: la leggerezza con cui vengono trattate tematiche come la droga, l’omosessualità e il suicidio in un romanzo per adolescenti. Ma si sa, quando una cosa diventa proibita – tanto da essere combattuta da alcune scuole e adottata da altre – cattura l’attenzione e “The Perks of Being a Wallflower” diventa presto di culto tra i lettori. Da qui alla trasposizione cinematografica il passo è breve e la causa viene sposata dalla Mr. Mudd Productions, la casa di produzione di John Malkovich, che decide di affidare il film proprio all’autore del romanzo, che aveva già esperienze nel mondo dell’audiovisivo soprattutto per l’ideazione della serie tv “Jericho”.

Noi siamo infinito” racconta la storia di Charlie, un adolescente con alcuni problemi personali legati alla morte della zia e al suicidio di un caro amico. Charlie sta per cominciare il liceo e si sente particolarmente smarrito in un ambiente, come quello scolastico, che di certo non aiuta le matricole ad integrarsi. Qui però fa la conoscenza dell’eccentrico e vivace Patrick e della sua sorellastra Sam. Charlie lega subito con i due fratelli, malgrado siano più grandi di lui, affronta con Patrick le problematiche legate alla sua relazione segreta con il giocatore di football Brad e si prende una cotta per Sam.

Così come il romanzo, “Noi siamo infinito” ha una struttura epistolare, esplora l’adolescenza di Charlie, quindi i suoi pensieri, le sue incertezze, i suoi momenti bui e le sue scoperte, attraverso una serie di lettere che il ragazzo scrive a un non ben definito amico (sarà l’amico morto suicida? Il pensiero di sua zia? Sarà se stesso?) e in cui si confessa e si confida. La vita di Charlie è esplorata e analizzata in modo tale da farla coincidere a quella dell’adolescente qualunque, il ragazzo non troppo popolare a scuola – che nelle feste fa da “tappezzeria”, come il titolo del romanzo lascia intendere – che affronta un percorso di crescita emotiva oltre che fisica. La descrizione è efficace e si riesce fin da subito ad entrare in empatica con il protagonista della vicenda, ben interpretato dal Logan Lerman di “Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo”. Non da meno sono i personaggi che lo circondano, tutti perfettamente aderenti in modo funzionale a degli stereotipi adolescenziali ben riconoscibili. C’è il campione di football omosessuale represso, la darkettona che adora il “Rocky Horror Picture Show”, il professore di lettere gentile e paterno (interpretato da Paul Rudd) e poi ci sono i due migliori amici di Charlie, Sam e Patrick. Look acqua e sapone con un passato di ragazza facile, una, eccentrico, sempre allegro e dichiaratamente gay, l’altro; un’accoppiata di fratellastri interpretati ottimamente dall’ex maghetta Emma Watson e dal bravissimo Ezra Miller, già ragazzo problematico in “E ora parliamo di Kevin”, che forniscono un’ideale estensione della famiglia per Charlie. Famiglia non troppo presente, a dire il vero, in cui giusto la sorella Candace (interpretata dalla bella Nina Dobrev di “The Vampire Diaries”) sembra rappresentare un punto fermo per il protagonista. Ma per Charlie c’è soprattutto un doloroso dato legato alla famiglia, quella zia Helen morta quando il protagonista aveva solo sei anni e di cui si sente in qualche modo responsabile. A questo dato è legata la cifra drammatica di “Noi siamo infinito”, un’incursione sui rimpianti e le colpe di Charlie che nella parte finale del film cerca goffamente di prendere il sopravvento spezzando quell’armonica leggerezza che si era creata fino a quel momento. L’incursione nel dramma è necessaria per la storia, visto che fa parte del background del protagonista fin dall’inizio, ma il film di Chbosky non l’affronta adeguatamente, relegandola a pochi minuti finali come se si trattasse di un obbligo da sbrigare frettolosamente, unico neo di un film che altrimenti funziona molto bene.

La vicenda di “Noi siamo infinito” è ambientata tra il 1991 e il 1992 e non ne palesa mai eccessivamente la localizzazione temporale se non fosse per i riferimenti alla musica e al cinema. Chbosky e i suoi personaggi cercano durante tutto il film di esporre le proprie preferenze in campo letterario, musicale e cinematografico. E se da una parte l’icona filmica assoluta è “The Rocky Horror Pictures Show”, simbolo della voglia di libertà e di una generazione intrappolata nella propria solitudine che riesce finalmente ad emergere (e fondamentale è la sequenza in cui Charlie prende parte alla rappresentazione teatrale del musical con i suoi amici), dall’altra il film punta sulla costruzione di una colonna sonora ideale per la vita dei protagonisti. Charlie è patito degli Smiths e la sua canzone preferita è “Asleep”, ma in uno dei momenti più belli del film c’è “Heroes” di David Bowie, come raggiungimento di uno stato mentale ideale, di consapevolezza di se, di unione e di amicizia.

Noi siamo infinito” è un film riuscito, molto americano nella rappresentazione e idealizzazione dei personaggi e delle situazioni scolastiche, perennemente sospeso tra dramma e commedia e con un manipolo di giovani attori molto bravi.

Da vedere.

Voto: 7

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