Cinema News — 04 marzo 2014

Titolo: Non aprite quella porta 2
Regia: Tobe Hooper
Soggetto: Tobe Hooper
Sceneggiatura: L.M. Kit Carson
Cast: Caroline Williams, Dennis Hopper, Jim Siedow, Bill Johnson
Fotografia: Richard Kooris
Montaggio: Alain Jakubowicz
Make Up: Tom Savini
Musiche: Tobe Hooper, Jerry Lambert
Produzione: Golan & Globus
Distribuzione: Cannon Films
Nazionalità: USA
Anno: 1986
Durata: 98 minuti

Dopo ben dodici anni dal successo del primo Non aprite quella porta, Tobe Hooper torna nel 1982 con il seguito dello scioccante horror che vede alla ribalta uno dei mostri più famosi e sanguinari della storia del cinema: Leatherface. In quest’occasione però il serial killer munito di grembiule da macellaio, motosega e faccia rigorosamente di cuoio non ha ampio raggio com’era nel primo film e come sarà poi nei capitoli seguenti della saga. Qui è tutta la famiglia di cannibali a essere protagonista, terrorizzando e macellando dall’inizio alla fine. Che Faccia di Cuoi non sia il personaggio principale lo si può riscontrare anche dal numero di persone che uccide: soltanto un ragazzo.
Sono passati dieci anni dai terribili eventi successi in una cittadina dove cinque sventurati ragazzi si sono imbattuti in una famiglia di spietati cannibali. Adesso gli assassini si sono rifatti vivi e come base hanno un’insana fabbrica dove producono carne umana da vendere a ignari cittadini. La sanguinaria famiglia però dovrà fare i conti con il poliziotto Lefty interpretato da Dennis Hopper. Il film perde la sua carica horror e diventa volutamente una sorta di parodia del primo.  Come dimostra quello che accade nella prima scena per esempio. Due ragazzi in macchina si divertono prendendo in giro una disc jockey alla radio e sul più bello vengono sorpresi da Faccia di Cuoio che svetta la sua imponente motosega dal tetto di un pick up che sta sfrecciando alla Fast & Furious. Parossistica anche la scena in cui Lefty sfida a duello Leatherface a colpi di motosega. Spaventosamente irreale, ai limiti della fantascienza la costruzione del mastodontico mattatoio, che sembra una navicella spaziale alla Alien con la differenza che, invece di essere pervasa dal freddo glaciale dello spazio, è imbottita di carne umana pronta per essere data in pasto ad una città intera. Divertente anche la scena in cui il nonno dei cannibali cerca di rompere la testa dell’attrice Caroline Williams. A differenza della pellicola precedente, qui la drammaticità è smorzata dal riso, il vecchio si sforza di colpire la donna ma non riesce e disperato continua a provarci mentre gli altri componenti della famiglia ridono a crepapelle. Sopra le righe il personaggio interpretato da Hopper che però non colpisce nel segno, troppo poche battute per risultare veramente simpatico ed estroverso come poi lo sarà nei panni dello psicopatico Frank in Velluto Blu di David Lynch. Il paragone con l’originale del 1974 non regge il confronto, e forse è anche inutile farlo, sono due film totalmente diversi. Se The Texas Chain Saw Massacre – Part One era terrificante e mostrava con perizia a cosa potrebbe portare l’emarginazione sociale, il secondo è sregolato, impossibile, ed estremo nella sua goliardia. Nonostante questo ci sono dei passaggi veramente scioccanti, come quando Leatherface scortica il volto di un uomo e fa indossare la maschera di sangue a una spaventata e provata Caroline Williams. Basta questo a far perdere il sorriso sulle labbra e a far socchiudere gli occhi per non provare disgusto e sgomento. In questa sequenza si vede tutta l’irruenza del Tobe Hooper vecchia maniera, contraddistinto da una disperata dose di violenza e cinismo senza eguali.

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