Cinema News — 25 febbraio 2013

L’ autostoppista Darryl dice alla comitiva di Non aprite quella porta 3D: “non mi dispiace andare in Texas. So che fanno di barbecue stupendi.” I barbecue texani a base di carne umana più gustosi del cinema horror compiono nel 2014 quarant’anni e la Liongate li festeggia con il settimo e migliore dei sequel possibili, nettamente superiore al reboot di Marcus Nispel (2003) e del prequel di Jonathan Liebesman (2006). Chi non crede che un proseguimento, se fatto con intelligenza non possa teorizzare anche su un genere e non necessariamente sulla saga d’appartenenza, si astenga dalla visione. L’horror nel suo periodo fertile pulsava di contestazione, impegno civile e rivolta. Volgarizzava le fiabe di Hansel e Gretel, dove sventurati gitanti si imbattono nella campagna in mostri, che li mettono in forno per servirli a cena.

Dopo un prologo in medias res, che si ricollega filologicamente e narrativamente con il capolavoro/capostipite di Tobe Hooper dai titoli di testa che ripropongono le situazioni più intense e disturbanti del film del 1974 al ritorno di alcuni attori dell’originale in ruoli minori (l’ex Leatherface Gunnar Hansen qui tiratore e Marilyn Burns nei panni della nonna Verna) con l’aggiunta di un assedio western come avveniva ne La casa del diavolo di Rob Zombie, fino alla contestualizzazione profilmica grazie ai prodigi del montaggio digitale dell’attore Bill Moseley al posto dello scomparso Jim Siedow nei panni di Drayton Sawyer(nella realtà zio di Hooper, come riporta il libro dedicato dal nostro direttore Fabio Zanello al regista texano) nella sequenza delle torture rivolte dal nonno a Sally, “Non aprite quella porta 3D” riscrive il mito di Leatherface e della famiglia Sawyer non solo in forma stereoscopica, ma anche cercando una complessità nel bene e nel male, una stratificazione che rispecchiava la condizione di degrado morale e fisico in cui versava la popolazione americana dopo la guerra del Vietnam e che pare essere ancora attuale nell’America di Obama post 11 settembre: tra redditi precari e ricchezza da acquisire e tra la città civilizzata e la campagna selvaggia, da colonizzare, superata la wilderness, persino un assassino con la motosega esibisce letteralmente al pubblico gli scheletri, che aveva tenuto nell’armadio o meglio nella macelleria.

Fra questi c’è Heather ( Alexandra Daddario azzeccata ed espressiva scream queen) scampata allo sterminio iniziale della famiglia cannibale e trovata da uno dei persecutori, che la adotta, visto che la moglie non può avere figli. La magione che la ragazza eredita dalla nonna Verna è in realtà il rifugio del cugino Leatherface, con cui dovrà scontrarsi o solidarizzare in virtù del legame biologico. Considerati alla stregua di animali dai concittadini capitanati dal sindaco sudista e redneck, i Sawyer rappresentano la violenza del fratello contro fratello .E dunque Non aprite quella porta 3D per amore della cultura estrema, è un film etico e politico per come i freaks vengono immolati dalla comunità e in più , anche se Luessenhop non figurerà certo nel pantheon dei maestri horror in quanto regista più astuto che abile, mette in scena l’alienazione di una società rispetto alla follia ed emarginazione dell’Altro, perché la famiglia cannibale inventata dal suddetto Hooper e Kim Henkel da quarant’anni è la custode delle cicatrici e ferite mai rimarginate della psiche e paranoia americana.

Voto:8 

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.