Cinema News — 06 maggio 2014

Titolo originale: A Long Way Down
Regia: Pascal Chaumeil
Soggetto: Nick Hornby
Sceneggiatura: Jack Thorne
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Chris Gill, Barney Pilling
Scenografia: Chris Oddy
Musiche: Dario Marianelli
Cast: Pierce Brosnan, Toni Collette, Aaron Paul, Imogen Poots, Rosamund Pike, Sam Neil
Produzione: Finola Dwyier, Amanda Posey
Distribuzione: Notoriuos Pictures
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 96 min

La notte di capodanno il palazzo più alto di Londra viene scelto da quattro persone come trampolino per il suicidio. Non si conoscono, ma l’intenzione e il luogo scelto li accomuna tutti.
La coincidenza, talmente surreale, unisce i quattro protagonisti, che tuttavia si ripromettono di aspettare fino a San Valentino per ritentare di togliersi la vita. Martin, J. J., Jess e Maureen cominceranno così a conoscersi e ad aiutarsi l’un l’altro, incrociando le loro vite e unendosi in una splendida amicizia.

Il film viene adattato al romanzo di Nick Hornby, ma riesce poco nell’intento di alleggerire una tragedia con i colori e i caratteri di una commedia. Il tutto funziona bene per i primi minuti di pellicola, poi inesorabilmente, si prende coscienza di quanto poco approfonditi siano i personaggi e le loro storie. Martin (Pierce Brosnan) e J. J. (Aaron Paul) sembrano persino essere privi di valide ragioni per arrivare al suicidio, facendo dubitare lo spettatore della credibilità degli stessi.
Il film avanza tra leggere situazioni comiche da commediola americana, a piccole storie d’amore degne delle più famose serie tv per ragazzi, inciampando spesso in battute grottesche, prive di delicatezza. Il fatto che i protagonisti si dimentichino fin troppo presto del loro intento e dei problemi che li hanno portati a prendere tale decisione, sottolinea la mancanza di un percorso e di una evoluzione dei personaggi. Questi, infatti, subito vogliono suicidarsi, ma già pochi attimi dopo tornano ad una vita totalmente normale, accrescendo nello spettatore i dubbi riguardanti la serietà della storia.

Il film viene diviso in quattro diversi capitoli, ognuno dei quali dovrebbe spiegare e approfondire meglio uno dei soggetti. Scelta vincente ed efficace, nel caso fosse stata usata con coerenza e linearità, e non come espediente per dividere semplicemente un periodo di tempo da un altro.
Il regista (Pascal Chaumeil) de Il truffa cuori, fallisce nell’incrociare la commedia al dramma, dando vita ad un film povero di idee e scontato fin da subito.
In sua difesa, però, va detto che il tema delicato e le problematiche scaturite dall’unione di due stili cinematografici così agli antipodi, non sono semplici da affrontare. Inoltre la storia di Maureen (senza dubbio la più toccante) viene raccontata con la giusta accortezza ed empatia, talmente tanto da chiedersi se non sarebbe stato meglio per Chaumeil scegliere di raccontare davvero una storia drammatica, anziché tentare l’impossibile.

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