Cinema News — 31 maggio 2014

Titolo originale: Enough Said
Regia: Nicole Holofcener
Sceneggiatura: Nicole Holofcener
Fotografia: Xavier Pérez Grobet
Montaggio: Robert Frazen
Scenografia: Keith P. Cunningham
Musiche: Marcelo Zarvos
Cast: Julia Louis-Dreyfus, James Gandolfini, Toni Collette, Catherine Keener
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Likely Story
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2013 (nelle sale italiane dal 15 maggio 2014)
Durata: 93’

Albert ed Eva sono due cinquantenni single, divorziati, entrambi con una figlia che li sta per “abbandonare” perché in partenza per il college. S’incontrano a una festa e la prima considerazione che si scambiano vicendevolmente è: non c’è nessuno che trovi attraente. E su questa frase parte il metronomo al cui tempo veloce e brillante danzeranno i loro dialoghi, autoironici e diretti, saltando a piè pari tutti quei preamboli del corteggiamento che entrambi hanno già sperimentato, per provare, seppur con il timore di chi si è già scottato, a gettarsi nuovamente in una relazione.
Coppia lontana anni luce da quelle di improbabili e bellissimi single che non lasciavano realistico spazio all’immedesimazione, come i due divorziati George Clooney e Michelle Pfiffer in Un giorno per caso, quella che Nicole Holofcener ci presenta è al contrario simpatica, ordinaria, possibile. È questo uno dei punti di forza del film, trascinato dalla presenza di Gandolfini e dalla telegenia da sit-com della Louis-Dreyfus ma ancorato più agli interpreti che alla storia in sé.
Presentato in Italia al TFF 2013, Non dico altro è una commedia cosiddetta romantica giocata infatti a tutto campo dai suoi due attori protagonisti, intimi fin da subito nel mostrarsi per come sono, presentandosi in pigiama per un brunch domenicale apparecchiato su un tavolino della cucina, o togliendosi le scarpe per dar respiro a un piede mortificato da una vescica.
Lui, corpulento e, per sua stessa ammissione, trasandato, conosce a memoria il palinsesto di ogni programma trasmesso dalla tv americana (non quella di oggi, cosa volutamente ironica se detta da chi come lui interpretava la star de I Soprano).
Un po’ nevrotica e dalle multi espressioni facciali lei, massaggiatrice di professione che dispensa la regola di “non vivere nel terrore di commettere uno sbaglio”. Nel cercare di proteggere se stessa, però, usa Marianne, sua nuova cliente nonché (come si scoprirà poi) ex moglie di Albert, come TripAdvisor umano che le impedisce di alloggiare nell’hotel sbagliato, cosa che, però, finirà col “far chiudere” quello stesso hotel.
Se infatti i suoi dubbi iniziali legati all’aspetto poco principesco e curato di Albert erano stati spazzati via dal feeling immediatamente scattato, il morboso ascoltare gli sfoghi di una ex moglie delusa cambia il suo modo di vederlo e di vivere la loro relazione, lasciando che il punto di vista e la personalità di Marianne si sovrappongano ai suoi.
Storia quasi interamente presentata attraverso gli occhi di lei, per quanto non sia un film di genere come puntualizzato dalla stessa regista, Non dico altro  ha come perno l’elemento femminile, come da tradizione per Holofcener. Attorno alla protagonista si ramificano infatti personaggi femminili di contorno con cui parlare e sparlare della sua relazione, tra cui l’amica, psicologa insoddisfatta della propria vita matrimoniale che cambia la disposizione dei mobili non riuscendo a prendere posizioni ferme su altro.
Se il punto di partenza del film è riuscire a lasciarsi andare, anche a cinquant’anni, a una nuova storia d’amore, la seconda parte gioca sull’accettazione dell’altro e su cosa si sia disposti a scendere a patti.
Se a proposito di relazioni amorose l’alleniano Boris Yellnikoff consigliava qualunque amore riuscirete a dare ed avere, basta che funzioni, l’Eva di Holofcener (che ha cominciato proprio collaborando con Allen) chiude il film con parole dall’eco simile: va bene così.
Va bene così è serena accettazione dell’altro, presa di coscienza dei suoi difetti senza che questi siano utilizzati come motivo di allontanamento e quindi di difesa personale, come arma nascosta tra le parole di qualcun altro (come Marianne), inconsapevolmente assoldato con la funzione di TripAdvisor contro potenziali compagni disastrosi. Il compagno giusto potrà non avere tutte le convenzionali credenziali ma se guardato con i nostri occhi ci apparirà comunque affascinante, divertente e familiare, allora va bene così, a qualunque età.

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