Cinema News — 02 novembre 2012

TITOLO: Noroi – The Curse

ANNO: 2005, Giappone

DURATA: 115 min.

GENERE: Horror

REGIA: Koji Shiraishi

CAST: Jin Muraki, Rio Kanno, Tomono Kuga, Marika Matsumoto, Satoru Jitsunashi.

TRAMA: Masafumi Kobayashi è un giornalista del paranormale scomparso misteriosamente dopo l’incendio della sua abitazione in cui la moglie ha perso la vita. Viene ritrovato del matriale video girato da Kobayashi stesso insieme al suo cameramen: le immagini rappresentano le indagini che il giornalista stava seguendo e che riguardavano la scomparsa di una bambina con poteri paranormali, la particolare esperienza di una ragazza (Marika) in un tempio, le folli dichiarazioni di un medium. A collegare le storie sembra esserci un antico rituale giapponese e l’evocazione di un demone: Kagutaba.

RECENSIONE: Noroi non è un film qualunque e, soprattutto, non è un horror qualunque. Girato con l’espediente del falso documentario (mockumentary) e della videocassetta ritrovata, non è da considerare come uno dei tanti che il panorama del cinema ha recentemente lanciato (The Blair Witch Project, Paranormal Activity ed ESP su tutti). Noroi è un film straordinariamente terrificante.

Parte piano, sembra quasi incepparsi e ricomincia a carburare con il trascorrere dei minuti, portando lo spettatore in un eccellente crescendo di terrore che ha il suo l’apice negli ultimi venti minuti. Questo perchè il film di Shiraishi, se visto rigorosamente da soli e a luci spente, riesce a creare un’intensa immedesimazione, assente in altri film del finone, tra lo spettatore e il suo protagonista Kobayashi.

Il regista, grazie a un intreccio magistralmente elaborato, crea un alone, un’atmosfera di tensione intorno al film e, quindi, intorno al povero spettatore. Alcune sequenze sono capaci di gelare il sangue nelle vene, perchè Noroi colpisce fino in fondo, non genera una paura superficiale e passeggera, ma radicale e profonda. Shiraishi riesce dove in molti, troppi hanno fallito: shockare lo spettatore con una storia inquientante, costringerlo a seguire la coinvolgente trama, tenerlo ancorato alla poltrona con situazioni agghiaccianti e a dargli il colpo di grazia finale con una sequenza conclusiva quasi insostenibile. Tutto senza versare una goccia di sangue.

Il regista ha fatto di tutto per confondere il confine tra immaginazione e raltà, inserendo spezzoni di trasmissioni televisive e spot pubblicitari, sottotitoli e interviste. Perchè è sul realismo che Shiraishi maggiormente si concentra e riesce nel suo intento a pieni voti.

Il cinema del Sol Levante ha partorito un capolavoro dell’horror, un masterpiece di follia e paura che tormenterà quei pochi che lo sceglieranno.

FRASE: Questo documentario è ritenuto troppo inquietante per una visione pubblica 

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 9

Alessandro Gionta

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