Cinema News — 18 aprile 2013

Stati Uniti; 2013

Regia: Joseph Kosinski

Cast: Tom Cruise, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Morgan Freeman, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo

Durata: 126’

Distribuzione: Universal Pictures

Nelle sale dall’11 Aprile 2013

 

 

Da qualche anno a questa parte la fantascienza è un genere tornato in voga in quel di Hollywood, con una serie di pellicole di successo (alcune anche a basso budget, come l’ottimo “Moon” di Duncan Jones) che hanno cancellato l’ostracismo che si era venuto a creare verso questo tipo di film agli inizi del nuovo millennio, quando una serie di sonori flop (un esempio è “Battaglia per la Terra” con John Travolta) ne avevano appannato il fascino per il pubblico. Ma la fantascienza è un genere duro a morire, troppo legato a incredibili successi del passato per essere realmente messo da parte delle majors… è solo una questione di periodi, alcuni bui, altri decisamente vigorosi e visto l’imminente “Star Trek II: Into Darkness” e l’annuncio di un settimo “Star Wars”, questo è decisamente un periodo propizio per i film futuristici e spaziali.

Joseph Kosinski, che un paio di anni fa ha avuto il compito di riportare a nuova linfa il cult “Tron” con il riuscito sequel “Tron: Legacy”, torna a esplorare il genere con “Oblivion” un film che si presenta come la summa di almeno 50 anni di fantascienza cinematografica.

In “Oblivion” si racconta la Terra del 2077, distrutta da una guerra contro una razza di terribili alieni invasori che hanno frantumato la Luna generando incredibili disastri naturali al Pianeta. La guerra è stata vinta dagli umani, ma ora il Pianeta non è più abitabile, così la popolazione si è trasferita su Saturno. Sulla Terra però ci sono ancora alcune persone, dei tecnici, come Jack Harper, che ha il compito di curare la manutenzione e riparare i droni che sorvegliano la superficie del Pianeta dagli attacchi degli alieni, che non si sono comunque rassegnati a colonizzare la Terra.

Questa è l’affascinate premessa di “Oblivion” e di più non si può dire, perché il film presenta una serie di sorprese che ne cambiano continuamente senso e punto di vista. Almeno nelle intenzioni degli autori Karl Gajdusek e Michael deBruyn, che adattano una graphic novel dello stesso Kosinski andando a toccare tutti i luoghi comuni e le tematiche più comuni della fantascienza. Se nelle intenzioni “Oblivion” sarebbe potuto/dovuto essere innovativo, nella pratica è un enorme e continuo déjà-vu che spazia da situazioni viste in “Il pianeta delle scimmie”, “Matrix”, “Moon”, “Indipendence Day” a scelte visive e figurative che richiamano “Star Wars”, “Predator”, “The Time Machine”, “2001: Odissea nello spazio” e lo stesso “Tron: Legacy”.

Come diceva Tarantino, se prendi spunto da un solo film vuol dire commetti un “plagio”, se invece lo fai da una marea di film allora si chiama “omaggio” e allora è bello pensarla alla Tarantino e godersi “Oblivion” per quello che è, ovvero un grosso e fumettoso blockbuster di fantascienza che ha tanto ritmo e un’estetica pregevole. Però è anche vero che il titolo è profetico e per godersi davvero questo film, comprese le prevedibili svolte, bisognerebbe cadere nell’oblio, dimenticare il pregresso, come accade al protagonista Jack Harper, così da far finta di stupirsi ai numerosi colpi di scena.

Le oltre due ore di visione passano svelte senza cedere mai il passo alla noia e si trova perfino una certa quadratura del cerchio nella scelta del cast. Perché se Tom Cruise interpreta Tom Cruise nel suo eroico e temerario operaio spaziale Jack Harper, risultando incredibilmente efficace a incarnare il prototipo dell’americano valoroso che protegge la sua patria dagli invasori esterni (e ogni riferimento socio politico forse non è puramente casuale) e Olga Kurylenko è un perfetto “angelo caduto” che sveglia le coscienze, è Andrea Riseborough di “Non lasciarmi” e “W.E.” a convincere più degli altri, con un’interpretazione fredda e distaccata, ma allo stesso tempo piena di sentimento come il suo personaggio richiede. Morgan Freeman, invece, ha al classico ruolo di routine, il volto celebre prestato a un personaggio di contorno, come troppo spesso il bravo attore di “Seven” sta facendo.

Oblivion” è dunque un film che convince a metà, perché se da un lato è formalmente ben fatto e c’è un gusto estetico davvero valido, con scorci paesaggistici suggestivi (il film è stato girato in parte in Islanda) e invenzioni architettoniche che sanno farsi ricordare (bellissima l’abitazione di Jack e Viki sulle nuvole), oltre che un ritmo invidiabile; dall’altro sa troppo di già visto e i continui rimandi alla fantascienza recente o meno più che strizzare l’occhio all’appassionato, irritano.

Voto: 6,5

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.