Archivio film Cinema News — 08 luglio 2017

Titolo originale: Okja

Regia: Bong Joo-Ho

Sceneggiatura: Bong Joo-Ho, Jon Ronson, Tilda Swinton

Musiche: Jaeil Jung

Montaggio: Yang Jin-mo

Cast: Tilda Swinton, Seo Hyeon Ahn Lily Collins, Jake Gyllenhaal, Paul Dano

Produttori: Brad Pitt, Tilda Swinton, Ted Sarandos, Stan Wlodkoski

Durata: 120 minuti

Anno: 2017

 

In un futuro futuribile e – forse – non così distante o impossibile come si voglia pensare prende vita la storia della piccola Mija e del suo supermaiale Okja. Tutto ha inizio quando la multinazionale Mirando Corporation, guidata da una donna alquanto folle e squilibrata impersonata da Tilda Swinton, crea in laboratorio una nuova forma animale attraverso la quale incrementare la produzione di carne: si tratta di supermaiali.  Di questa nuova specie ne vengono prodotti dieci esemplari i quali verranno assegnati ciascuno a un piccolo allevatore in giro per il mondo. Trascorrono dieci anni e la Mirando Corporation vuole premiare il miglior allevatore di supermaiali e tra i dieci candidati viene scelta la piccola Mija e suo nonno. In realtà, l’intento della multinazionale è quello di far rimpatriare il supermaiale e farne letteralmente carne da macello. Ed è proprio da questo momento che la storia prende tutta un’altra strada, persino inaspettata. Infatti, se all’inizio il film pare essere un prodotto confezionato ad arte dalla Disney o, addirittura, la versione umana di un cartone animato del Maestri Miyazaki in cui in primo piano vengono messi i valori quali l’amicizia, l’affetto e l’amore che c’è tra la piccola Mija e il gigantesco Okja, la loro complicità, la loro perfetta unione e la dipendenza che uno ha dell’altro nella seconda parte del film tutto questo viene stravolto. Infatti, si passa dalla favola ai fatti. Mija non vuole assolutamente separarsi dal suo amico ed è pronta a tutto pur di metterlo in salvo e di non farlo soffrire tanto da compiere un viaggio tutta sola e da trovare il sostegno del Fronte per la Liberazione degli Animali. La favola si è trasformata in un incubo che, seppur attraverso gag, toni surreali e la scelta di una colonna sonora che spazia dai ritmi delle musiche dell’Est Europa (un po’ alla Goran Bregovic, per intenderci) al tango argentino marcando anche un certo accento grottesco dell’azione nonostante la “serietà” del caso, non manca di ristabilire un certo ordine.

Il film di Bong Joo-Ho (lo stesso regista di Mother e Snowpiercer) è stato presentato a Cannes in occasione della scorsa edizione del Festival del Cinema e non poco ha sconcertato pubblico e critica (anche a causa della sua distribuzione attraverso la piattaforma Netflix). Tutto questo è dovuto alla sua capacità di raccontare attraverso gli occhi di una bambina (la bravissima Seo Hyeon Ahn) l’amicizia che ci può essere tra essere umano e animale e di porre l’attenzione, seppur in tono comico se non addirittura grottesco, su un tema tanto attuale quale è la sicurezza della qualità del cibo che oggi ci viene offerta e, ancora, il maltrattamento degli animali da macello. E ciò che più colpisce, come già accennato è la delicatezza, la freschezza, la comicità e la sensibilità con cui questi importanti temi vengono trattati senza mai tradirli o renderli ridicoli mescolando tra loro vari generi come la favola, la fantascienza, l’avventura, il dramma e l’azione.

Inoltre, a Bong Joo-Ho di grande aiuto è stata la produzione di Brad Pitt e della stessa Tilda Swinton (che ha collaborato anche alla sceneggiatura) senza contare l’apporto di un grande cast in cui compaiono Lily Collins, Jake Gyllenhaal, Paul Dano. Insomma: un film da non perdere e soprattutto, da far vedere ai bambini. Anzi, da vedere assieme ai bambini che attraverso il loro sguardo più puro, la loro candida ingenuità e la loro incontaminata forza d’animo saprebbero fornircene una spiegazione in più. Un sorriso in più. Una più vera commozione.

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