Archivio film Cinema News — 27 Marzo 2018

Titolo originale: Aus dem Nichts
Regia: Fatih Akin
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Fatih Akin, Hark Bohm.
Fotografia: Rainer Klausmann
Cast: Diane Kruger, Denis Moschitto, Johannes Krisch, Samia Chancrin, Numan Acar, Ulrich Tukur, Rafael Santana.
Produzione: Nurhan Şekerci-Porst, Fatih Akin, Herman Weigel.
Nazionalità: Germania/Francia
Anno: 2017
Durata: 100 minuti

Katja è una donna tedesca la cui vita viene sconvolta quando il figlio piccolo e il marito turco vengono uccisi da una bomba posta vicino al posto di lavoro dell’uomo. Un lutto che la protagonista trasformerà presto in desiderio di giustizia e vendetta quando si scoprirà che l’attentato era precisamente mirato al coniuge e che è stato realizzato da due neonazisti.

Ispirato ad alcuni fatti di cronaca recentemente accaduti in Germania, Oltre la notte è il film con cui Fatih Akin affronta problematiche psicologiche e sociopolitiche come l’elaborazione della perdita, gli scontri razziali e le violenze dell’estrema destra cercando di unire il cinema di genere a quello d’autore. L’opera coniuga, infatti, gli schemi narrativi e i personaggi forti tipici del legal drama e del revenge movie ai ritmi compassati e ai rimandi simbolici presenti in molti lungometraggi autoriali.
Se qui, da un lato, vi è un racconto in buona parte scandito dalla teatralità del tribunale e attraversato da figure tutte d’un pezzo tipiche del cinema di genere (in primis l’avvocato della difesa e il testimone greco, entrambi inquietanti e senza sfumature), dall’altro il percorso umano della donna è spesso evidenziato da alcune metafore, come il “risveglio” nella vasca, le mestruazioni e l’oceano, in quelle che sono scelte “intellettuali” vicine ai cosiddetti “film da festival”.

Un’ibridazione, quella tentata del regista turco-tedesco, riuscita solo in minima parte, in quanto le due modalità non funzionano in maniera ugualmente efficace. Così, mentre nella loro semplicità le sequenze processuali e di vendetta creano un climax teso e ansioso che coinvolge emotivamente lo spettatore, i momenti autoriali risultano piuttosto ridondanti, soprattutto a causa dei simbolismi prima descritti, i quali sono chiari ma forzati e forse un po’ banali. La presenza di questi ultimi, dunque, invece di arricchire il film, lo indebolisce, rendendo il flusso narrativo meno compatto e rischiando inoltre di minare anche il pathos sopra citato.

Il risultato complessivo è indubbiamente disomogeneo e sopra le righe: se da un lato la disparità qualitativa tra la parte “di genere” e quella “intellettuale” rende il lavoro poco coeso, dall’altro il connubio tra personaggi privi di profondità e le facili metafore prima descritte fanno di Oltre la notte un titolo poco sottile e dai toni troppo accesi.
Elementi che hanno portato gli addetti ai lavori ad avere dei giudizi netti e contrastanti, tanto che l’opera ha ricevuto sia diverse stroncature da parte della critica sia alcuni riconoscimenti importanti, in primis il Golden Globe come “miglior film straniero”.

Reazioni che sembrano entrambe eccessive, in quanto non ci troviamo di fronte né a un’opera eccezionale né a un lavoro totalmente sbagliato, ma piuttosto a un lungometraggio contradditorio, che ha diversi difetti, ma anche alcune evidenti qualità narrative, e che dimostra soprattutto quanto sia difficile coniugare due tipi di cinema così diversi come quello di genere e quello marcatamente autoriale.

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