Archivio film Cinema News Registi — 08 settembre 2014

Titolo originale: Il-dae-il
Regia: Kim Ki-duk
Soggetto: Kim Ki duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Cast: Don Lee, Kim Young-min Lee Yi-kyung, Cho Dong-in
Yoo Teo, Ahn Ji-hye, Jo Jae-ryong, Kim Joong-ki
Fotografia:Kim Ki -duk
Montaggio: Kim Ki -duk
Scenografia: Hon Zi
Musiche: Park Young-min
Produzione:  Kim Ki-duk
Distribuzione: Fil Rouge Media
Nazionalità:Corea del sud
Anno: 2014
Durata: 122 minuti

Presentato alla Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2014, One on One film attesissimo in cui il maestro asiatico indiscusso Kim Ki-duk  mostra la messa in scena della violenza in una cruda piece teatrale all’interno del tessuto filmico. Nella Corea del Sud corrotta dei nostri giorni l’assassinio di una giovane studentessa liceale fa scattare una spirale di violenza all’interno di  una sceneggiatura ricca di battute dal sapore shakespeariano, come in un manuale filosofico sulla violenza, battute come: “I leader non hanno vita lunga” e “Le persone diventano crudeli quando sono avide” vengono scambiate tra i protagonisti nei momenti di alta tensione. Un gruppo di vigilantes prende a cuore il caso della studentessa uccisa e  i colpevoli vengono braccati, torturati e costretti al pentimento e via via il gruppo si fa strada fino a chi ha dato l’ordine. Ogni notte si assiste ai  travestimenti che fanno della violenza un gioco, un carnevale della società corrotta e in crisi tra disoccupazione e sperequazione. Un Arancia meccanica asiatica in cui le operazioni di “cleaner” sono l’anello cardine del film. Atto di accusa contro il governo coreano, riflessione sulla violenza strisciante nella società odierna della Corea del sud in cui vive il regista che  presenta una sua opera per la terza volta consecutiva a Venezia.
Kim Ki-duk è avvezzo a mostrare la violenza al cinema  questa volta quasi l’analizza come fenomeno con un occhio socio antropologico. Tutto parte da una riflessione approfondita sulla situazione politica attuale in Corea in cui vite apparentemente tranquille mostrate alla luce naturale del giorno nascondono segreti nella realtà notturna, claustrofobica e parallela, fatta di abusi di vario genere, vite segnate dalla legge del più forte sul più debole. Violenza che fa scaturire altra violenza, ma sono presenti anche interessanti figure femminile che prima degli uomini aborrono la guerra e l’aggressività. Donne soprattutto vittime ma anche carnefici. Un film in cui ogni personaggio è un archetipo stilizzato non perfetto e smaltato come in Ferro 3 , ma cupo ed abbastanza estremo come i primi lavori del cineasta.
Kim Ki-duk si cimenta in un film di genere  ma con poca efficacia in quanto risulta ripetitivo e ridondante di dialoghi inverosimili tra i personaggi, anche se le ambientazioni e i propositi sono interessanti, manca il ritmo che gli avrebbe fatto raggiungere le sue più felici vette cinematografiche avendone dato prova anche nel passato.

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