Cinema News — 27 aprile 2014

Titolo originale: Field of Dogs
Regia: Lech Majewski
Soggetto e sceneggiatura: Lech Majewski
Fotografia: Lech Majewski, Pawel Tybora
Montaggio: Eliot Ems, Katarzyna Lešniak
Scenografia: Lech Majewski
Musiche: Lechi Majewski, Jozef Skrzek
Cast: Michal Tatarek, Elžbieta Okupska, Jacenty Jedrusi, Jan Warta
Produzione: Domino Film
Distribuzione: CG Home Video
Nazionalità: Polonia, Italia, Svezia
Anno: 2013
Durata: 102 minuti

Dopo la pittura di Hieronymus Bosch ne Il giardino delle delizie (2004) e quella di Bruegel Il Vecchio ne I colori della passione (2011), il visionario e fantasioso regista polacco Lech Majewski omaggia stavolta la grandiosa Divina Commedia dantesca.
La storia è quella di Adam, studioso di letteratura e poeta che dopo un tragico incidente in cui perde il suo migliore amico e la sua compagna cade in un profondo stato di crisi. Dopo aver abbandonato l’università finisce a lavorare in un supermercato; le sue giornate sono tormentate da continui stati allucinatori sospesi tra il sonno e la veglia, che tuttavia lo stesso Adam ricerca sia per sfuggire all’insostenibile cupezza del suo presente sia perché spera di trovare, in sogno, le risposte ai suoi dubbi esistenziali. Soprattutto però il protagonista sembra cercare, sempre nella dimensione della visione e del sogno, l’immagine perduta della donna amata e l’impossibile ricongiungimento con lei, nel tentativo di esaudire, con ciò, la straziante ricerca di senso che segna la sua vita sospesa, bloccata, pietrificata dal dolore.
Majewski sembra insomma voler inscrivere nel personaggio di Adam e nel suo procedere attraverso le tenebre alcuni tratti e alcune suggestioni attribuibili al “personaggio Dante”: il dubbio sulla fede e lo smarrimento del senso della vita, il desiderio di unione con quella figura femminile la cui ritrovata presenza si pone come fine ultimo del viaggio e si risolve in una estatica ascensione che si fa fusione spirituale ne La Divina Commedia e fusione sensualmente carnale in Onirica.

Denso di simboli e allegorie, richiami e citazioni che vanno dalla letteratura all’arte e alla religione, Onirica – Field of Dogs conquista per la potenza immaginifica che lo caratterizza, e rapisce lo sguardo per il complesso e ricco impianto scenografico che presenta, frutto di un intenso, raffinato ed elaborato lavoro di postproduzione digitale. Dominato da atmosfere oniriche talvolta lugubri ma sempre fascinose, l’ultimo film di Majewski affastella visioni decisamente suggestive e trova nell’incongruo, nel mistero e nell’inquietudine l’essenza più profonda del sogno, con una precisione e una efficacia nella rappresentazione che pochi altri registi hanno saputo, nel corso del tempo, raggiungere.
Realtà e finzione si sovrappongono ponendo in atto un sottile rapporto di osmosi: così, mentre la Polonia perde il suo presidente nell’incidente aereo del 2010, Adam rivede il padre morto che guida un vecchio aratro nel supermercato; e mentre una violenta inondazione travolge rovinosamente alcune regioni, la presenza dell’acqua, con il suo sciabordio costante, invade i suoi sogni.

Eccellente, insomma, l’impianto figurativo del film, che trova il suo maggior pregio proprio nella cura e nell’originalità che caratterizzando l’aspetto estetico-stilistico, nel quale si percepisce a tratti il debito con il cinema del grande maestro russo Andrej Tarkovskij. Peccato, tuttavia, che non sempre la sostanza del discorso risulti all’altezza del magnifico apparato visuale che sostiene l’opera: i dialoghi risultano qua e là didascalici e artefatti, e a tratti l’urgenza di comunicare attraverso elementi chiaramente simbolici (ad esempio il serpente e la colomba) rischia di far apparire forzata la messa in scena e di trascinare immagini fortemente liriche nella direzione del kitsch. Tuttavia sono limiti, questi, che se pure presenti non mettono in crisi, in ultimo, la riuscita finale dell’opera, poiché riscattati dalle qualità del film fin qui messe in luce, prima fra tutti l’imponenza figurativa che ne costituisce indubbiamente il punto di forza.

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