Archivio film Cinema News — 12 Luglio 2015

Titolo originale: Open Windows

Regia: Nacho Vigalondo

Sceneggiatura: Nacho Vigalondo

Cast: Elijah Wood, Sasha Grey, Neil Maskell, Ivan Gonzalez, Adam Quintero, Jaime Olías, Ulysses Lopez

Musiche: Jorge Magaz, Bernat Vilaplana

Fotografia: Jon D. Domínguez

Costumi: Cristina Sopeña

Produzione: Apaches Entertainment, Atresmedia Cine, La Panda

Nazionalità: Spagna, USA, Francia

Anno: 2014

Durata: 100’

 

In questo suo terzo lungometraggio il regista spagnololascia alle proprie spalle i viaggi nel tempo e le invasioni aliene delle sue precedenti prove registiche per giocare con i furti d’identità, l’uso invasivo di una tecnologia al servizio di chi gioca a interpretare il deus ex machina con la realtà e il voyeurismo di quel wild web che passa con facilità dal guardare video pornografici rubati al seguire esecuzioni omicide in diretta.

Le finestre del titolo da cui Nacho Vigalondo ci offre la vista non sono esattamente quelle che si affacciano sul cortile hitchcockiano o che spiano spogliarelli depalmiani, bensì sono le finestre che si aprono sugli schermi dei nostri computer e dei nostri smartphone.

Seppur differenti nella forma, non lo sono nel simbolismo: esse sono aperture digitali che invadendo la lesa privacy altrui, compongono, e scompongono, secondo la tecnica dello screencast quel mosaico di inquadrature che riprende la notte di Nick Chambers, creatore di un sito web dedicato alla giovane attrice Jill Goddard, giunto in un albergo di Austin per incontrare la diva in qualità di vincitore di un contest su di lei.

Nell’anonimato delle chiamate in rete, però, il ragazzo verrà contattato da Chord, sedicente organizzatore del concorso che, nel comunicargli che l’attrice ha disdetto l’appuntamento per un capriccio, gli offrirà la possibilità di vendicarsi di lei e di avere tutto il materiale esclusivo che desideri, dandogli libero accesso alla webcam del cellulare di Jill e a tutti i suoi contenuti.

Dalle molteplici finestre che si apriranno da quel momento sullo schermo di Nick, già abbondantemente frastagliato, il ragazzo spierà reticente, ma senza tirarsi indietro, i passi, le telefonate e gli incontri dell’attrice fino a quando il gioco non scoprirà la presenza di altri giocatori e un’inaspettata trama. Unica regola: fare tutto ciò che Chord ordinerà.

Open windows è un thriller che gioca sulle contemporanee paure legate allo spionaggio elettronico (“lei non sa che la webcam del suo cellulare […] del suo pc è in realtà accesa”), creando una serie di reti di monitoraggio, reali o verosimili che siano, in grado di inscenare un unico grande ambiente senza confini: da un solo schermo di pc possiamo infatti vedere la stanza d’albergo di Nick, quella di Jill, del suo agente, le strade percorse in automobile, un edificio di Austin e allo stesso tempo uno di Parigi. Tutti raccolti nell’unità temporale in cui si svolge l’azione e in quella spaziale ospitata dal monitor del pc di Nick. I volti che vediamo, compreso quello del protagonista, le voci che ascoltiamo provengono tutti da quel medesimo schermo, ponendoci nella maggioranza delle volte dalla prospettiva dell’invisibile Chord ma anche al di sopra di lui. Lo spettatore, come sempre, è il più assiduo voyeur, quello più nascosto, seduto accanto agli internauti inchiodati davanti a un countdown che promette loro prima di mettere a nudo Jill, poi di ucciderla in diretta, mettendo nel clic dei loro mouse il detonatore: 10’’ di tempo per far diminuire le connessioni al sito e così salvarla.

Filmati in differita, corpi smembrati dalle ricostruzioni software in 3D. Uno sfasamento della realtà che catapulta il pacato e impreparato protagonista in un inseguimento che sfreccia tra i segnali digitali e satellitari ancor prima che tra le strade texane, dove l’anonimato passa dall’essere qualcosa da proteggere al divenire qualcosa da svelare e, ancora, qualcosa da perseguire.

Un film che si avvantaggia della presenza di Elijah Wood, che gioca, poco comunque, su quella di Sasha Grey e che condensa l’azione in continue immagini “pop up” che rimbalzano sul nostro schermo allo stesso ritmo dei ribaltamenti di ruoli che sobbalzano nella seconda parte della storia, al tempo battuto dalle sospensioni dell’automobile guidata da Nick, che passa da passivo voyeur a vittima sia di quello stesso voyeurismo controllato sia del tentativo di Chord di incastrarlo con registrazioni filmate sul suo conto.

Con Open windows siamo di fronte a una sorta di ramificato circuito di sorveglianza dedito alla falsificazione e che svela la propria natura fin dalle sue prime scene. Quelle su cui si apre il film riveleranno infatti di essere in realtà solo il trailer dell’ultima pellicola di Jill e il nostro schermo intero si ridurrà a quello più piccolo della sala di proiezione in cui si sta svolgendo la premiere alla presenza del cast, compreso il regista che, di rimando, è lo stesso Vigalondo, come comune è la compagnia produttrice, la Panda. Poi il nostro schermo intero si riduce nuovamente e diventa la finestra da cui Nick, sul suo pc, sta seguendo la diretta streaming (su cui interviene scattando dei frame) fino a diventare lui stesso un riquadro sullo schermo del proprio portatile ripreso dalla sua webcam e, per estensione, sul nostro. Il mezzo su tutto.

Chi prenderà il controllo, anche su di noi, sarà Jill, con semplice gesto, quando guardando in camera sceglierà di spegnere i riflettori e di ritirarsi per un po’. Abbassa lo schermo, la webcam china la testa e l’immagine sparisce.

Le “finestre” risultano essere una continua rete di rimandi che stuzzica efficacemente lo spettatore a entrare in ognuna delle scatole cinesi preparate per lui dal regista che però alla fine corre il rischio di deludere, rendendo chiaro quanto e perché l’ultima, quella contenente le motivazioni di Chord, sia di fatto tanto piccola…

 

 

 

 

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