Archivio film News Registi — 07 Dicembre 2016

Lanciato in sordina da Netflix nel 2013, Orange is the new black è diventato pian piano un cult, tanto che ormai il titolo è utilizzato come gioco di parole per designare qualcosa di vincente e di cool. Per esempio non è raro leggere sui social frasi del tipo “Centocelle is the new Pigneto” o “Centrifuga is the new caffè”.

La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Piper Kerman, è ambientata in un carcere americano femminile di minima sicurezza. Quello che colpisce fin dalla prima puntata è il contrasto tra la bionda e wasp Piper e il variegato universo di Litchfield, che dà origine a episodi divertenti ma anche a tragici spunti di riflessioni.

Se nel libro la protagonista è piatta e prevedibile, nella serie risulta un personaggio dalle mille sfaccettature, merito non solo del talento attoriale di Taylor Schilling, ma anche della sceneggiatura, che partendo dalla banalità del quotidiano riesce a scandagliare situazioni esistenziali complesse.

Le varie stagioni hanno strutture e colori differenti. La prima, incentrata sulla vita di Piper è più brillante, la seconda, focalizzata sul personaggio di Vee, risulta più drammatica mentre la terza, corale, appare più disimpegnata. La quarta sembra ritornare al mood della prima stagione con l’unica eccezione che Piper non abbia più la stessa rilevanza.

L’elemento che più di tutti ha contribuito al successo di Orange è l’originalità con la quale sono state raccontate le detenute che, considerate esternamente “minoranza”, a Litchfield rappresentano invece la norma: queer, transgender, suburban blacks e latinos, white trash.

Tra gli elementi imperdibili di tutte le stagioni ricordiamo: il rapporto amore/odio tra Piper e Alex, la back story di Lorna che coglie lo spettatore/spettatrice di sorpresa, quella di Pennsatucky che contribuisce a renderla più tollerabile e perfino simpatica, le spassose gag del gruppo delle black girls (in particolare di Cindy), l’humor graffiante di Nicky (la cui mancanza nella terza stagione si fa sentire) e naturalmente Red, che assieme a Piper, è l’altra grande protagonista della serie.

Tutte le dinamiche emotive a Litchfield sfuggono alla logica del prevedibile. L’odio più feroce può trasformarsi in desiderio o sorellanza, superando i pregiudizi più invalicabili. Tutto può succedere a Orange. Tutto ci aspettiamo nella prossima stagione.

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