Archivio film Cinema News — 01 Novembre 2019

Titolo originale: The Laundromat

REGIA: Steven Soderbergh

ATTORI: Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Sharon Stone, James Cromwell, Matthias Schoenaerts

SCENEGGIATURA: Scott Z. Burns

FOTOGRAFIA: Steven Soderbergh

MONTAGGIO: Steven Soderbergh

MUSICHE: David Holmes

PRODUZIONE: Anonymous Content, Grey Matter Productions, Topic Studios, Sugar23

DISTRIBUZIONE: Netflix

PAESE: Stati Uniti d’America

ANNO: 2019

DURATA: 96 min.

Una coppia di anziani, una gita in barca, un incidente e la morte di uno dei due.

Con tale espediente narrativo ha inizio il racconto cinematografico sull’episodio di cronaca, relativo all’evasione e ai cosiddetti “paradisi” fiscali, venuto a galla a livello mondiale nel 2016.

La “lavanderia a gettoni” (questo il significato del titolo originale), infatti, è il luogo in cui il denaro sporco mondiale confluisce per essere “lavato” e rimesso in circolazione sotto le forme più disparate, e “Panama papers” è il titolo di un fascicolo riservato digitalizzato, creato da uno studio legale panamense -il Mossack Fonseca- , che è stato portato alla luce rivelando le strategie operative e i nomi di uomini senza scrupoli, creatori di società offshore. Nei documenti sono menzionati i leader di cinque Paesi ma anche funzionari di governo, parenti e collaboratori stretti di vari capi di governo di più di 40 altri Paesi.

Per raccontare dello scandalo suddetto, nel proprio film-denuncia Soderebergh sostituisce la figura del classico giornalista-investigatore con quello di una vedova: Ellen Martin (una eccezionale –manco a dirlo- Meryl Streep). La donna, in seguito al tragico incidente che le ha portato via il marito, inizia a indagare su di una frode assicurativa che la conduce a uno studio legale di Panama City, gestito dai soci in affari Jürgen Mossack e Ramón Fonseca (rispettivamente interpretati da Gary Oldman e Antonio Banderas). Presto scoprirà che il suo caso è solo una piccola parte di milioni di file che contengono informazioni su società offshore impegnate in attività di riciclaggio.

Espediente ben riuscito è l’esposizione dei “Panama papers” rivolta direttamente al pubblico dagli stessi protagonisti, i due fondatori dello studio legale, che con un fare tragi-comico e autoironico eviscerano il marcio sistema fiscale americano e le sue conseguenze a livello mondiale. Così come altrettanto ben riuscito è il monologo finale del film, un vero e proprio “j’accuse”, con cui il personaggio cinematografico si spoglia del proprio ruolo per parlare con quelle che furono le parole di John Doe nella lettera scritta dall’uomo che, dall’interno dello studio Mossack-Fonseca, svela le operazioni finanziarie illegali dei suoi capi.

Un film che è un pugno nello stomaco, che lascia molto più che amaro in bocca, ma che è assolutamente da vedere.

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