Cinema News — 02 marzo 2014

Titolo originale: Parkland
Regia: Peter Landesman
Soggetto: Peter Landesman, Bugliosi
Sceneggiatura: Peter Landesman
Cast: Paul Giamatti, Billy Bob Thornton, Zac Efron, Ron Livingston, Tom Welling, Marcia Gay Harden
Fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Leo Trombetta
Scenografia: Bruce Curtis
Musiche: James Newton Howard
Produzione: Tom Hanks, Bill Paxton, Gary Goetzman, Matt Jackson, Nigel Sinclair
Distribuzione: The American Film Company, Exclusive Media Production, Playtone, Millenium, Entertainment
Nazionalità: USA
Anno: 2013
Durata: 93 minuti

Dallas, Texas, ventidue novembre 1963, questa data storica rappresenta per molti americani, e non solo, un giorno tragico, in cui cambiò tutto, cambiò “l’idea della politica e del nostro futuro”.
John F. Kennedy viene assassinato durante una parata, ma Abraham Zapruder filma l’intero evento con la sua telecamera 8mm e da quel momento la sua vita subirà una brusca trasformazione. Il presidente viene urgentemente portato all’ospedale più vicino, il Parkland, dove ad attenderlo ci sarà un giovane medico spaventato dall’importanza e dal carisma del suo prossimo paziente, e anche la sua vita non sarà più la stessa. Intanto viene arrestato ed accusato di omicidio Lee Harvey Oswald, e per suo fratello Robert, totalmente ignaro degli intenti omicidi di Lee, la situazione prende una brutta piega a causa del fatto che entrambi hanno stesso cognome.

Peter Landesman, noto come giornalista investigativo, non è né un regista, né uno sceneggiatore, ha accettato di realizzare questo film perché produttori del calibro di Tom Hanks e Bill Paxton hanno espressamente voluto lui per ricostruire questo fantasma collettivo e cosa successe all’interno dell’ospedale Parkland, quando il corpo del presidente arrivò lì d’urgenza. Landesman non è un fan dei complotti, e ci racconta l’accaduto tramite gli occhi dei personaggi minori che hanno costellato l’omicidio di Dallas, basandosi di più sui fatti nudi e crudi, che non sulle dietrologie dell’attentato.
Il suo film parla di veridicità, di fatti documentati, per questo sceglie uno stile simile a United 93 o a Bobby, piuttosto che allo stesso JFK di Oliver Stone. Tutto ciò che ci riporta il film, infatti, è documentato dalle fonti di Landesman e dai Servizi Segreti americani, per questo lo sceneggiatore non ha bisogno di trovare teorie complottiste, tutto quello che gli serve sono le sue conoscenze, i suoi testimoni e il libro di Vincent Bugliosi: Four Days In November, The Assassination of President John F. Kennedy.
Secondo il regista, l’assassinio di John Kennedy fu il primo shock collettivo mediatico per gli Stati Uniti, in quanto Lincoln e Roosvelt morirono entrambi in epoca pre-televisiva. E’ per questo che viene sottolineata la parte di Paul Giamatti, che sotto le spoglie di un cittadino comune, un ebreo di nome Abraham Zapruder, filma tutto con la sua 8mm regalando alla storia il filmato che tutti noi conosciamo. Le immagini faranno il loro ingresso non solo in tutte le case americane, ma in quelle di tutto il mondo, portando la tragedia, tramite la Tv, dentro i focolari domestici di tutti.

Il film viene proiettato nelle sale cinematografiche statunitensi nelle settimane precedenti al cinquantesimo anniversario della morte del presidente, mentre in Italia, non trovando alcuna distribuzione per il grande schermo, viene trasmesso lo stesso giorno dell’assassinio, in occasione dei cinquant’anni dalla morte di John Fitzgerald Kennedy, in anteprima assoluta da Rai Tre.
Landesman, alle prime armi con la cinepresa, confeziona un film di buona fattura, con riprese in perenne movimento – come a voler sottolineare lo stato d’ansia dei personaggi – ma efficaci, e una narrazione semplice che chiarifica la complessità dei fatti, mentre il cast corale aiuta il regista regalandoci buone performance. Nota negativa, il doppiaggio in italiano.


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