Cinema News — 03 ottobre 2013

Regia: Brian De Palma

Genere: drammatico/thriller

Paese: Germania/Francia

Durata: 102’

Anno: 2012

Voto: 6,5

Christine e Isabelle lavorano per un’Agenzia Pubblicitaria. La prima è il boss, la seconda è la sottoposta di talento a cui la bella e trasgressiva Christine sottrae, appropriandosene, i meriti di un’idea vincente per il lancio di un nuovo smartphone.

Quando la timida subalterna uscirà dall’ombra convergendo su di sé sia le attenzioni dei dirigenti sia quelle dell’amante del boss, la lotta sarà aperta, le armi utilizzate saranno quelle tecnologiche (telecamere di sorveglianza, cellulari, canali youtube, Skype) e il campo di battaglia oscillerà tra la realtà e il sogno.

È un rapporto ambiguo e seduttivo quello che lega le due donne e che viene suggerito fin dal principio da De Palma che qui riprende alcuni dei suoi topoi come la seduzione pericolosa, il travestimento, il ricorso allo split screen, l’uso diegetico della tecnologia, il tema del doppio, del body double, della gemellarità.

In una spirale di strategie di vendetta, pubbliche umiliazioni, riti sessuali, mezze verità e ritorsioni la pellicola si stringe man mano attorno alle atmosfere hitchcockiane tanto care al regista, alimentate da un erotismo saffico e a tratti narcisistico che rimbalza tra i tre vertici del triangolo amoroso, nonché tra gli schermi di uno smartphone, di un pc e delle sale cinematografiche in cui siede lo spettatore.

Un omicidio e la ricerca di una sciarpa da esibire come prova di innocenza rimescoleranno le carte in gioco e i registri narrativi, in una pellicola in cui la tecnologia è messa al servizio di un doppio sguardo voyeuristico il cui occhio non sempre è esplicitato ma che in alcuni casi rivelerà la sua presenza solo nelle battute finali.

L’erotismo, l’inseguimento dell’oggetto femmineo del desiderio, una stola perduta e raccolta: questi tre elementi accomunano Passion e il poema di Mallarmé L’après-midi d’un faune.

Un’opera, questa, già musicata da Debussy, interpretata come balletto da Nižinskij, girata come cortometraggio da Rossellini e qui riportata sullo schermo, in una sequenza, da Brian De Palma. In una scena che inquadra Isabelle seduta tra il pubblico, il montaggio fa contrappuntare in split screen i passi di danza ai movimenti di un assassino che rimarrà nascosto, così come celato resterà l’occhio (anche tecnologico) di chi ne ha spiate le azioni.

Ispirato a Crime d’amour di Alain Corneau, la passione che De Palma porta sugli schermi tra gli echi (tra gli altri) di Vestito per uccidere, Femme fatale e Le due sorelle è sì quella carnale ma anche quella ambiziosa della lotta per il potere e la supremazia, dove vige la regola secondo cui “non esistono pugnalate alle spalle ma solo affari”.

Presentato nel 2012 alla Mostra del Cinema di Venezia, Passion si divide tra un quasi statico “prima” e un onirico e inclinato “dopo” l’omicidio, in un passaggio attraverso la doppia porta di uno split screen che si apre sulle consuete immagini di una donna sotto la doccia con una presenza alle sue spalle, nascosta da una maschera ricalcante il volto della vittima. De Palma crea così un iperbole del doppio che uccide il proprio alter ego e che rischia di coinvolgere anche il regista, che sembra anch’egli rimanere immobilizzato davanti a se stesso e alle sua storiche passioni.

 

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.