Archivio film Cinema News — 06 gennaio 2017

Titolo originale: Paterson
Regia: Jim Jarmush
Sceneggiatura: Jim Jarmush
Fotografia: Frederick Elmes
Cast: Adam Driver, Golshifteh Farahani, Frank Harts, Rizvan Manji, William Jackson Harper, Masatoshi Nagase, Sterling Jerins.
Produzione: Joshua Astrachan, Carter Logan
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2016
Durata: 115 minuti

Paterson è un trentenne che vive in un’omonima cittadina statunitense insieme alla propria compagna Laura, una giovane donna un po’ svampita e dalle diverse aspirazioni artistiche. La vita dell’uomo è composta dai medesimi gesti e riti quotidiani, come il risveglio mattutino, il lavoro d’autista di autobus, il rientro a casa e la serale passeggiata con il cane, immancabilmente accompagnata da una sosta al bar. Un’esistenza comune e tranquilla, dunque, che viene però scandita ed “elevata” dalle poesie che il protagonista scrive e sviluppa ogni giorno.

Presentato in concorso al 69° festival di Cannes, Paterson è il film con cui il regista Jim Jarmush riconferma il suo cinema tendenzialmente minimalista/meditativo e riflette sulla poesia e sui suoi procedimenti. Qui, osservando la vita del suo personaggio principale, l’autore si sofferma anche sui momenti in cui l’uomo pensa e scrive i propri componimenti, rivelando tramite l’uso del voice over e delle frasi mostrate in sovrimpressione le diverse tappe che portano al risultato creativo: dalla fonte d’ispirazione ai primi appunti (talvolta scritti in prosa), fino alla versione modificata ed elaborata in versi.Il lavoro in questione non si limita però a delineare e a descrivere le fasi della realizzazione artistica, ma pone anche una riflessione più ampia e generale sullo sguardo poetico verso il mondo e l’esistenza, uno sguardo che permette di rendere la vita più intensa e interessante.

Infatti, la quotidianità del protagonista (che il cineasta “segue” giorno per giorno per una settimana) non ha in sé nulla di straordinario o di eccezionale con i suoi riti sempre simili e le sue varianti sottili, ma viene comunque “innalzata” dal particolare sguardo dell’autista, il quale osserva con attenzione i piccoli fatti e i minimi dettagli della propria giornata (le coppie che salgono sul bus, il fondo di un bicchiere, una scatola di fiammiferi), i quali rendono il fluire monotono dell’esistenza più vivo e stimolante, più ricco e variopinto.

Inoltre, è proprio la grande attenzione ai dettagli a far di Paterson un lavoro riuscito e affascinante: proprio come la vita del suo protagonista, il film in questione non presenta nulla di eclatante o di spettacolare, ma si muove piuttosto su binari sobri e minimali, risultando così un’opera volutamente sottotono che trova la propria bellezza nei piccoli particolari che la compongono.E anche se l’attenzione ai dettagli è a volte così insistita da risultare un po’ compiaciuta, la sceneggiatura ironica, la regia distaccata e l’interpretazione sottesa di Adam Driver (che per atteggiamento ed espressività ricorda vagamente Buster Keaton) fanno sì che il film non sia mai stucchevole o intellettualistico, ma piuttosto raffinato e intelligente, soprattutto nella sua riflessione sullo sguardo poetico.

Uno sguardo che non appartiene soltanto a chi scrive versi, ma a chiunque si dedichi alla creazione, che essa sia musicale, decorativa o cinematografica. Un allargamento di orizzonti che l’opera sottolinea tramite alcuni riferimenti ad altre espressioni artistiche (dagli horror anni ’40 alle tende dipinte da Laura), in quello che può essere un omaggio più ampio e generale alla passione e all’ispirazione. E come suggeriscono alcune sequenze umoristiche, importa relativamente poco se il risultato finale sia buono o meno, in quanto a essere davvero rilevante è il gesto – e il desiderio – ideativo, il quale diventa un modo quasi filosofico di approcciarsi al mondo.
Tutti elementi e riflessioni che magari non fanno di “Paterson” il capolavoro di cui si è tanto scritto a Cannes, ma che lo rendono sicuramente un lungometraggio al tempo stesso semplice e profondo, lineare e stratificato, oltre che assolutamente coerente nella sua riflessione sul rapporto tra poesia e quotidianità, creazione ed esistenza.

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