Archivio film Cinema News — 13 Giugno 2019

“Louis Creed, che aveva perso il padre a tre anni e non aveva mai conosciuto i nonni, non si aspettava di trovare un padre quand’era ormai alle soglie della mezza età, eppure andò proprio così… sebbene egli chiamasse quell’uomo un amico com’è logico che faccia un adulto quando l’incontro con l’uomo adatto a fargli da padre arriva relativamente tardi nella vita”.

Così si apre Pet Sematary, terzo capolavoro di Stephen King (dopo Shining e L’ombra dello scorpione), un grande racconto di formazione, come spesso accade nella sua narrativa, in cui il passaggio dalla vita alla morte diventa strumento di analisi sul mondo( e quindi di crescita) per la piccola Ellie, mentre il capofamiglia Louis colma idealmente la propria lacuna paterna incontrando l’anziano vicino di casa Jud.

Poi c’è la componente horror legata alla maledizione dei terreni indiani su cui sorge un cimitero per animali domestici, dove i morti si risvegliano.

L’opera kinghiana è del 1983, e sempre nello stesso anno Pupi Avati gira Zeder (qualcuno ricorda i terreni K?), mentre sei anni dopo Mary Lambert(sostituendo Romero) dirige la prima versione cinematografica di Pet Sematary, da noi impropriamente distribuito come Cimitero vivente.

Quello della Lambert resta un vero film di culto per l’utilizzo di una violenza cruda e realistica, con un finale ironicamente nero seguito in coda dalla title

 track dei Ramones. La Lambert  tentò di bissare tre anni dopo con Cimitero vivente 2, operazione dagli esiti dementi e puerili.

Dopo questa premessa, diciamo subito che l’odierno remake non verrà di certo inserito in un’ipotetica horror hall of fame, ma anche che Kevin Kölsch e Dennis Widmyer sono dei robusti mestieranti e danno prova di sapersi sporcare a dovere le mani con un genere che necessita una certa dose di sporcizia

sia morale sia estetica, il quale invece si sta sempre più smorzando nella patina levigata di un mainstream noioso.

Senza confrontarlo alla complessità narrativa contenuta nelle 400 pagine del romanzo(che anche la versione precedente semplificava), Pet Sematary 2019

è un buon remake, capace di aggiungere senza stravolgere e di sottrarre senza tradire, ma soprattutto sa cosa significa gestire la tensione in un film dell’orrore.

Le maschere belluine della processione funebre  strizzano l’occhio a You’re Next di Adam Wingard, vestendo l’operazione di un alone esoterico, mentre in casa

Creed si consuma la tragedia.

Il frettoloso finale, che richiede una conoscenza pregressa della storia per comporre i pezzi narrativi, si mangia un pò l’intera visione, ma accontentiamocivisto che l’horror contemporaneo è abitato perlopiù da Llorone e da altri squallidi fantasmini ululanti.

voto: 6 1/2

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