Archivio film Cinema News — 30 Dicembre 2019

Titolo originale: Pinocchio

REGIA: Matteo Garrone

ATTORI: Roberto Benigni, Federico Ielapi, Gigi Proietti, Marine Vacht, Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo

SCENEGGIATURA: Matteo Garrone, Massimo Ceccherini

FOTOGRAFIA: Nicolaj Brüel

SCENOGRAFIA: Dimitri Capuani

MONTAGGIO: Marco Spoletini

MUSICHE: Dario Marianelli

PRODUZIONE: Recorded Picture Company

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

PAESE: Italia, Francia

ANNO: 2019

DURATA: 125 min.

“Come andò che Maestro Ciliegia, falegname trovò un pezzo di legno che piangeva e rideva come un bambino.
– C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
– No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”

Inizia così “Pinocchio”, una delle fiabe più note di tutti i tempi. Una storia nata per caso e controvoglia, pare, dalla penna di Carlo Collodi. Una storia che è un po’ una metafora della vita umana fatta –com’è- di buoni propositi, di cadute, di ripensamenti, di pentimenti, di riuscite. Una storia che già nell’originale ha in sé qualcosa di onirico e che nella regia di Matteo Garrone mostra in tutto –dalla fotografia, alla scenografia, ai costumi, a un certo tipo di recitazione “d’altri tempi”- echi di felliniana memoria seppur nella fedelissima trasposizione cinematografica del testo cartaceo. Tanto fedele da aver messo in scena personaggi “minori” del racconto come, a esempio, la lumaca o il corvo.

Un ruolo assai importante è stato giocato dal trucco, opera del due volte premio Oscar per il Miglior Trucco Mark Coulier, mano “magica” dei film di Harry Potter, di The Iron Lady e di Grand Budapest Hotel: le sembianze del burattino, infatti, non sono opera di spettacolari effetti speciali digitali bensì frutto di tre ore di make-up accurato e certosino per ogni giorno di lavorazione.

La narrazione scorre talvolta lenta talaltra più rapida, spesso senza soluzione di continuità, in spazi angusti o attraverso campi aperti, illuminati dall’accecante luce del Sole o appena toccati dal chiarore lunare. La povertà dentro la quale il racconto si svolge è evidenziata – talvolta un po’ esageratamente- dallo sporco che patina tutto: le mani, i volti e gli abiti dei protagonisti umani ma anche di quelli antropomorfi o degli esseri fatati.

Nelle vesti di Geppetto, Benigni è senz’altro più credibile che non in quelle di un burattino un po’ cresciutello; l’attore toscano rende meravigliosamente il personaggio collodiano cui regala qualche espressione tutta propria come nel momento dell’euforia della scoperta del legno vivente quando, correndo in maniera scoordinata fuori dalla bottega, annuncia ai vicini di essere divenuto padre: “Svegliatevi, m’è nato un figlio!” “Così, da un giorno all’altro?” “Non da un giorno all’altro: da un minuto all’altro!”. Insieme alla sua tipica briosità, però, Benigni dona al “suo” Geppetto la dolcezza del padre che già aveva sperimentato ne “La vita è bella” e che qui nasce dalla condizione dell’uomo solo e povero –ma dignitoso- che trova nell’amore per il figlio la ricchezza –e quindi la ragione- della propria vita.

Nel cast degli attori, la presenza di Proietti-Mangiafuoco così come quella di Ceccherini-Volpe e Papaleo- Gatto, arricchiscono ulteriormente un panorama di per sé niente affatto povero. Meritevole anche l’interpretazione del giovanissimo protagonista, Federico Ielapi, nel cui sguardo si vede tutta la curiosità, lo stupore, la meraviglia che illuminano gli occhi dei bambini man mano che scoprono il mondo.

Un film assolutamente da vedere, dunque, almeno per quattro buoni motivi:

  • Perché gli attori sono davvero molto bravi;
  • Perché, come spesso accade nei film di Garrone, la regia, la fotografia e la scenografia trasportano lo spettatore dentro la fiaba e di fiabe c’è sempre di bisogno, soprattutto a Natale;
  • Perché è un classico della letteratura italiana per ragazzi e chi abbia nel cuore il più illustre precedente di Comencini non resterà deluso (sebbene Manfredi resterà il mio Geppetto preferito per sempre, credo);
  • Perché la storia di Collodi non ricorda mai abbastanza che alla voce della propria coscienza si deve sempre dare ascolto, piccoli o grandi che si sia.
  • https://www.youtube.com/watch?v=gmwwrfzFDNs

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