Cinema News — 13 febbraio 2013

Uno dei meriti indiscussi della “Collana cinema Split-screen” (edizioni Il Foglio Letterario) è quello di sottoporre all’attenzione dei cinefili generi cinematografici e registi non molto conosciuti o sottovalutati, e di analizzarli in maniera dettagliata. È questo, per esempio, il caso di Polar 2.0 (2012): come è risaputo, il polar è il cinema poliziesco e noir francese (il termine stesso deriva dalla fusione dei due generi). Il libro in questione, a cura di Mariolina Diana e Michele Raga, si concentra nello specifico sul polar degli anni Duemila (dal 2000 a oggi), da cui il titolo.

Una delle peculiarità di Polar 2.0 è quella di essere un “libro collettivo”, in cui ciascun capitolo è scritto da un diverso critico cinematografico: questo rende l’opera più variegata dal punto di vista sia stilistico che interpretativo. Dal momento che ognuno ha un suo peculiare modo di scrivere (chi predilige la forma narrativa, chi utilizza un linguaggio più semplice, chi invece più complesso, e così via), non troviamo mai un capitolo simile agli altri, anche se l’analisi è sempre condotta in maniera altamente professionale; la stessa cosa vale per l’interpretazione dei film, che varia inevitabilmente in base alla sensibilità e al background cinematografico di ciascuno.

Diana e Raga coordinano alla perfezione il lavoro, scrivono un’ottima prefazione (che delucida la natura del saggio e la sua struttura) e un capitolo a testa. La struttura del libro è molto particolare: dopo la prefazione dei due curatori e un’introduzione firmata dall’illustre critico Mauro Gervasini, troviamo tre sezioni (Società; Genere, codici, modelli; Confini), ciascuna delle quali è suddivisa a sua volta in vari capitoli. Come spiegano Diana e Raga nella prefazione, Società è dedicata a quel filone del polar 2.0 più “d’autore”, in cui si concede maggiore spazio all’analisi sociologica e psicologica, condotta spesso in maniera quasi documentaristica; in Genere, codici, modelli si analizzano invece registi e film che si ricollegano maggiormente alla tradizione del polar, senza rinunciare però all’innovazione e alla verve autoriale, elemento che contraddistingue da sempre il genere; infine, nella sezione Confini, si dà spazio alle opere più sperimentali, che fondono il polar con elementi di altri generi. In tutto il saggio, infatti, il polar viene analizzato in maniera “dinamica”, come un oggetto più che mai variegato al suo interno e in continua evoluzione.

Troviamo quindi film in cui convivono felicemente spettacolo e impegno (L’immortale, 36 Quai des Orfèvres), altri che fanno dell’analisi sociologica il loro scopo primario (Polisse, Nemico pubblico n.1) e film “di confine”, in cui il polar viene contaminato con altri generi e forme quali il western, il thriller, l’horror e il cinema di Hong-Kong (I fiumi di porpora, Vendicami, Wasabi). Arricchiscono il libro tre capitoli dedicati ad altrettante icone del genere (Vincent Cassel, Daniel Auteuil, Jean Reno) e due dedicati invece alle più importanti serie televisive polar (Braquo e Carlos). Da notare, infine, la presenza di foto all’interno dei vari capitoli, la frequenza delle note esplicative a piè di pagina e l’abbondante bibliografia, ulteriore testimonianza di un lavoro condotto in maniera assolutamente scrupolosa e scientifica.

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