Cinema News — 20 febbraio 2013

Nel 2008, la talentuosa attrice italiana Inga J Sempel si trasferisce nel Regno Unito e nel 2011 fonda a Londra, insieme al prolifico regista Matteo Piccinini, la casa di produzione cinematografica Storm and Light Pictures, che si propone (secondo le parole degli stessi fondatori) di raccontare “le passioni e i drammi umani più intimi con note turbolente e liriche al tempo stesso”. Il primo frutto di questo grande impegno è l’ottimo cortometraggio Poor unfortunate souls (2012), scritto, prodotto e interpretato dalla Sempel e diretto da Piccinini. Il corto in questione (10 minuti) racconta un dramma familiare che alterna scene tragiche ad altre dal sapore surreale, senza però scadere mai nel grottesco o nell’ironico. Angela (Inga Sempel) è una madre che si sta recando in spiaggia con la sua bambina, nonostante una telefonata del marito la inviti a tornare a casa. Ma la bimba non c’è. La donna si immerge in acqua, e quando riemerge si trova su una spiaggia che è una specie di limbo, dove finalmente possiamo vedere la sua tenera creatura, Lily (Camilla Ghini), e il marito (Jay Natelle), il quale le pone una serie di domande (come in un quiz televisivo) che la inchiodano alla responsabilità di non aver accudito la bambina mentre si trovavano in spiaggia, lasciandola annegare. Inga Sempel e Matteo Piccinini decidono di raccontare una vicenda così drammatica in maniera anticonvenzionale, catturando l’attenzione dello spettatore senza perdere mai la carica tragica, anzi.

Poor unfortunate souls (“Povere anime sfortunate”) è un cortometraggio di rara intensità, in cui la Sempel ha modo di dimostrare tutta la sua bravura recitativa e la sua espressività (frutto di un’intensa attività teatrale in Italia), dando vita a un’interpretazione straordinaria: il suo personaggio è assolutamente realistico, ed esprime con forza tutta la sua disperazione, il suo senso di colpa e la sua impotenza, arrivando dritta al cuore dello spettatore. Il cortometraggio (girato nella Maremma toscana, in Italia) è diretto magistralmente, e può essere suddiviso in due parti: la prima, ambientata nel mondo reale, in cui vediamo la Sempel recarsi in spiaggia col passeggino vuoto e immergersi in acqua; la seconda, caratterizzata da un surrealismo quasi felliniano o buñueliano (ma terribilmente reale pur nella sua natura metafisica), si svolge invece in questa sorta di limbo, che ogni spettatore può interpretare in modo diverso a seconda della propria sensibilità (la coscienza della donna, l’aldilà, etc.), e che, alla fine, si ricollega alla conclusione reale della vicenda (la morte della donna oppressa dai sensi di colpa, rafforzati dal marito). Durante tutto il corto, gli unici suoni che sentiamo sono quelli della natura (il vento, il mare), ma non c’è musica: una scelta di linguaggio che rende con efficacia l’atmosfera desolata che si respira in maniera veramente epidermica. La colonna sonora (firmata da Luca Bechelli) trova spazio solo dopo la conclusione della vicenda, durante i titoli di coda (mentre sentiamo ancora anche i suoni della natura), ed è naturalmente una musica molto triste, basata su strumenti classici (pianoforte e oboe) non completamente accordati. Degna di nota anche la fotografia, a cura di Leonardo Torrini e Ivan Tozzi: come spiega il regista Piccinini, vista la drammaticità della vicenda “l’atmosfera doveva essere fredda e fastidiosa. I volti dovevano essere contrastati, lividi, slavati. I colori desaturati”.

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