Archivio film Cinema News — 04 Settembre 2022

Nel corso di un trentennio la saga di Predator ha faticosamente consacrato un microcosmo insolito, in
un difficile percorso forte più della collisione tra generi che di un ampio universo narrativo. Era da
attendersi un ritorno alle origini, al nucleo della sua drammaturgia: la dialettica fra cacciatore e preda.
Diretto dal Dan Trachtenberg di 10 Cloverfield Lane, Prey invoca sin dal titolo un ribaltamento in cui
gli opposti si rispecchino dentro e fuori del racconto. La restaurazione consacra l’ingresso della fu 20 th
Century-Fox nell’affollata famiglia Disney, il cui attuale corso tra nostalgia e replicazione dei suoi
modelli serve il rinnovamento o, viceversa, lo svuotamento delle narrazioni popolari. Prey riflette
l’intento di inglobare un immaginario entro i moduli che hanno fatto la fortuna recente della House of
Mouse, giostrando il racconto di formazione di un’aspirante guerriera (in fondo un’altra principessa
Disney) con le necessità di uno spettacolo adulto che sappia tributare il brand; spazio dunque al semi-
documentarismo, ai familiari stilemi western, al didascalismo sulla violenza quale costante della natura.
Prey è un oggetto anomalo, una fiaba per adulti che a personaggi disneyani accosta il gore quale
patente di nobiltà del marchio, alla luce di un’urgenza di empowerment a vantaggio di un’inedita (per la
serie) centralità femminile. Pur parente dell’originaria demolizione della mascolinità, la sfida ribalta il
segno e muta la lotta col mostro da urgenza vitale a gesto di auto-affermazione. Lontanissimo dalla
fluidità visuale e dal fine dramma psicologico del suo esordio, Trachtenberg resta schiacciato tra
l’eredità del marchio e le politiche della casa madre, forzando il nucleo concettuale di Predator in un
piatto affresco predatorio. A risentirne è il mostro, infilato quasi di forza in una storia che non gli
appartiene e che ne fa significante vuoto, proiezione dei desiderio più che delle paure; un’incongruità,
questa, che segna il fallimento quanto l’ambiguità di Prey, nonché il suo vero elemento di interesse.

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