Archivio film Cinema News — 11 aprile 2014

Un grande nome per l’ouverture della IV edizione di Rendez-vous mercoledì a Roma: Bertrand Tavernier ha inaugurato il festival con “Quai d’Orsay” in anteprima nazionale. Il primo di quaranta appuntamenti con il cinema francese tra novità e grandi classici, giovani autori e noti maestri sullo sfondo dell’eterna Parigi, ma anche delle Alpi, Marsiglia, Tonnerre, l’Africa, la Cambogia e New York.

“Viviamo in Francia un momento deprimente per la politica, ma il mio film vuol far ridere, senza cinismo, come abbiamo riso noi nel girarlo”, così il regista, insieme all’attore Raphaël Personnaz, ha dato avvio alla proiezione. Un esperimento per Tavernier che gira la sua prima commedia e per la Francia che non è solita portare la politica sul grande schermo. Il risultato, un ritratto sarcastico ma bonario di un ministro che ci porta dietro le quinte della vita di palazzo.

Una sfida complessa già in partenza quella di adattare a film una bande dessinée. L’opera di Tavernier è la trasposizione cinematografica del fumetto di Abele Lanzac e Christophe Blain che ha riscosso fortuna con la caricatura di Dominique Marie François René Galouzeau de Villepin, Ministro francese degli Affari Esteri tra il 2002 e il 2004, in piena guerra irachena. Una caricatura della caricatura di un ministro che era già un attore. E dunque un compito ancor più arduo per Thierry Lermitte che purtroppo non ha né il carisma né l’intensità del suo modello.

Arthur Vlaminck, interpretato da un brillante Raphaël Personnaz, è un giovane laureato dell’Ena, prestigiosa scuola parigina per la formazione degli alti funzionari di Stato, che viene assunto al Quai d’Orsay, Ministero degli Affari Esteri, con l’incarico del linguaggio. In un momento difficile per la diplomazia francese in attrito con Washington sulla guerra in Irak, il giovane Vlaminck si ritrova a scrivere discorsi per il ministro Alexandre Taillard de Worms, alias Dominique de Villepin, fino all’apoteosi del discorso finale al consiglio di sicurezza dell’Onu. Vlaminck, che il primo giorno al Quai d’Orsay nella sua giacca mal stirata e le sue scarpe a punta quadrata, rimane stupito dalla magnificenza del palazzo e dalla sua vita frenetica e competitiva, poi impara a infarcire i discorsi con citazioni di Eraclito per cui “Monsieur le Ministre” ha una vera ossessione, a non farsi intimorire da colleghi ambiziosi e a riconoscere nel “bonne chance” dell’impassibile direttore di Gabinetto il preannuncio di una terribile odissea di discorsi mai approvati.

La fotografia dell’atmosfera di quegli anni al Quai d’Orsay è estremamente realistica: l’ingenuo e disorientato Vlaminck aiutato da un pacato ma risoluto direttore di gabinetto Claude Maupas, interpretato da un sorprendentemente comico Niels Arestrup, non può non ricordare il leggendario Pierre Vimont. Un realismo dovuto anche all’esattezza della sceneggiatura di Christophe Blain et Antonin Baudry, che face parte del ministero di Villepin.

Ma i personaggi del Quai sembrano piuttosto tipi di una commedia che più tende al burlesco del fumetto e più perde in intensità drammatica. I personaggi si svuotano di profondità e la riflessione sulla politica estera francese perde di serietà di fronte a un ministro più pronto a infuriarsi per la mancanza dei suoi evidenziatori Stabilo gialli che per l’urgenza di risoluzioni a importanti dossiers. Perfetti attori di una commedia dell’arte in una scenografia d’oltralpe: l’ingenuo Vlaminck, il sornione Maupas e il buffone Taillard si tengono in perfetto equilibrio in una messa in scena che diverte senza mai decollare.

Tra caricatura e realismo, l’opera di Tavernier raggiunge lo spettatore cercando il suo riso scevro da giudizi. Una pantomima maliziosa dai dialoghi allusivi, che sfrutta i codici del mondo diplomatico solo per rovesciarli e che procede a ritmo di porte sbattute da “Monsieur le Ministre”.

Tuttavia, il film non vuol essere una critica del potere, ma solo una cronaca contemporanea. “Quai d’Orsay” siede tra due poltrone, la denigrazione e il rispetto della politica. Il tono “moqueur” non diventa mai sprezzante, e come in una buona troupe d’attori ci si prende in giro senza mai attaccarsi. Il riso non si fa mai amaro, neanche fra avversari. Così, anche il ministro che spiega la diplomazia francese con Tintin e sfoggia citazioni di Eraclito in un discorso sulla guerra delle aringhe, finisce per provare la sua grandezza in un discorso stupefacente. É forse proprio in quell’applauso al discorso di Taillard all’Onu, il messaggio di Tavernier. Il gioco politico vale la candela.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.