Archivio film Cinema News — 13 maggio 2018

Titolo originale: Rage Killers -Sterminatori sociali

Anno: 2017

Durata: 90′

Regia: Roger A. Fratter

Sceneggiatura: Roger A. Fratter

Produttore: Roger A. Fratter

Fotografia: Lorenzo Rogan

Montaggio: Roger A. Fratter

Musica: Massimo Numa e Valerio Ragazzini

Interpreti: Roger A. Fratter, Beata Walewska, Sandra Parks, William Carrera, Barbara Domen,  Mery Rubes

In Rage Killers, ritorno  di Roger A. Fratter al cinema di genere, dopo una parentesi intimista e autoriale,  l’omicidio non è commesso solo in nome dell’autoconservazione.  Gli assassini della rabbia del titolo per lo sceneggiatore e regista  uccidono sempre con premeditazione, con la progettazione e propulsione dell’opportunismo e del lavoro ben retribuito, a motivarne le missioni.

Dalle viscere dei quartieri in lotta fra di loro dopo l’avvento della grande nube gialla , come ci informa la voce off nel prologo, emergono uomini e donne, che impugnano armi da fuoco su committenza o per vendetta. Tutti sono ossessionati dal controllo reciproco. Si chiamano Andra, Rexon, Stanton e Zara, sicaria geneticamente modificata e dunque più temibile. Le donne audaci e forti fanno parte del DNA cinematografico di Fratter e le sue attrici feticcio come Beata Walewska e Mery Rubes, tratteggiano personaggi da thriller dell’anima più che da sparatoria.

Successivamente si articolano le alleanze fra personaggi che a prima vista dovevano spararsi a vicenda e qui chi scrive non vuole certo spoilerare troppo, poi tutti si inoltrano nel cuore della criminalità organizzata e sempre più assumono le movenze di un animale braccato. La guerra fra i killers non è fondata solo sui conflitti a fuoco ma sul loro travaglio psicologico e sul crollo dei valori. Bastano le loro espressioni stravolte, spiazzate, attonite, annichilite per trasmettere allo spettatore un’angoscia quasi palpabile.  Un gioco che può ricordare inizialmente La decima vittima di Elio Petri, ma che Fratter come i suoi  Rexon, Stanton, Oxon e Zara sa da fine tessitore, trasfigurare in un’autopsia di un futuro distopico, che parte dalla solitudine e dalla dialettica sentimentale e non uomo/donna, per raccontare l’anestesia di un paese sentimentale e politica di oggi, devastato dalla televisione.

Cinema low budget con tante virtù, in quanto mediante una scarna dimensione futuribile Fratter realizza ancora un’incursione nei generi, che non si è imbastardita troppo con le tendenze contemporanee, ondeggiando fra la dimensione italiana e quella internazionale (v. anche i titoli di testa alla Jason Bourne, sottolineati dal tema What Have you Done? di Enamira).

Fratter tenta così una via differente nell’intrattenimento nostrano, sfidando regole, convenzioni e pregiudizi . Davvero implacabile.

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